Di nuovo

primavera.jpgE’ di nuovo primavera
quando
scalzo
cerca terra
e vagando
nel profumo del sole
percepisce
la brezza
di un antico inganno

E’ di nuovo primavera
quando
lascia
un pezzetto di cuore
sulla strada
che l’ha condotto
a stazioni
già conosciute
e pure si stupisce
del dolore
che ancora ne segue

E’ di nuovo primavera
quando
spalanca porte e finestre
serra gli occhi
e senza domandare
ritrova il coraggio
di sognare

 

(a coloro che sanno che l’impossibile è possibile)

(l’ultimo) Cirano

 
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Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse
, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese
.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’ essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le scriverò dei versi, le parlerò coi versi

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito, guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto
.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuoCirano

 

Vele (r.p.p.)

La lettura di alcuni post mi ha convinto a riproporre oggi questa poesia pubblicata sulla mia prima raccolta e apparsa su questo blog più di due anni fa. Per laVale, A., giugno27 e tutti coloro che hanno bisogno di un po’ di vento per ripartire, qualsiasi sia la loro attuale zavorra.

VELE
 
Spiega le tue vele
fa che la tempesta
non ti sorprenda
ancora in acque ostili

Prendi il largo
alla ricerca di quelle spiagge
di cui tanto mi parlavi

Segui le rotte
che ti guideranno
dove solo tu, sola
puoi arrivare

Spiega le tue vele
non lasciare che un carico
ormai avariato
affondi i tuoi sogni

Il ruolo (Feel)

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Vieni e prendimi per mano
Voglio contattare la vita

Not sure I understand
This role I’ve been given
Mi siedo e parlo con Dio
E lui ride di gusto dei miei piani

My head speaks a language
I don’t understand

Voglio solo provare
Il vero amore che riempia la casa in cui vivo
Cos I got too much life
Running through my veins
Going to waste

volo.jpgI don’t wanna die
Ma non sono neanche tagliato per vivere
Prima di innamorarmi
I’m preparing to leave her

Scare myself to death
That’s why I keep on running
Prima di essere arrivato
Posso vedermi arrivare

I just wanna feel
Real love fill the home that I live in
Perchè ho troppa vita
Che scorre nelle mie vene
Andandosene sprecata

And I need to feel
Real love and the love ever after
anima%2520persa.jpgI can not get enough

I just wanna feel
Real love fill the home that I live in
I got too much love
Running through my veins
To go to waste

Voglio solo provare
Il vero amore e tutto l’amore che viene dopo

Il_Vortice_dell_anima.jpgC’è un buco nella mia anima
You can see it in my face
It’s a real big place

Come and hold my hand
I wanna contact the living
Non sono sicuro di capire
Questo ruolo che mi è stato dato

Not sure I understand

Feel – Robbie Williams

Nella poesia

01_23_51---Rabbit_web.jpgI conigli
Mangiano

I conigli
Sotto la finestra
Incuranti
Del vento
Mangiano

Il vento
Ovunque da nord
Incurante
Del sole
Soffia

Il sole
Stampato in cielo
Incurante
Dei conigli
E’

Il tipo
Alla finestra
Osserva

Nella poesia
Osserva

E
Ancora una volta stupito
Sogna

Quello che sento

ilcuore.
http://luca-p.myblog.it/media/00/00/1439944741.mp3

Quello che penso così in un momento
è in corto circuito con quello che sento

Nel tempio maledetto della mia memoria
ci sono alcuni punti oscuri che non ho sbrogliato ancora:
vortici, buchi neri nel mio passato
che cancellano, risucchiano tutto ciò che è stato.
C’è una parte di me che sa benissimo cosa è successo,
l’altra fa finta di niente per poter vivere lo stesso.
Ma guarda un po’ che fatto strano,
quali mostri è in grado di creare il cervello umano,
mi sembra di vedere il dottor Jekill arrivare da lontano
… vuole la mia mano?
La realtà è evanescente e come lei niente,
ma i sentimenti restano condensati dentro l’aria
come nuvole che attendono di partorire, gravide
come il mio passato, e qui mi perdo ma una cosa resta:

io preferisco il cuore alla testa

Corto circuito

99 posse

Come ci si innamora?

36e5a5ef5a7d4ae291e21ce16daad1cd.jpg“Come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiedi sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l’orlo di un precipizio, per sempre?” (La lettera d’amore – Cathleen Schine)

Come ci si innamora?

E’ aperto il dibattito…

Malnata sì, ma che commedia!

 

8f27a94c7f2fe983abeb3613c0fbe437.jpgGiorni 124 – 128

Variabile afoso 

Ieri sera si è realizzato un piccolo evento. Dieci persone forse talentuose (qualcuna certamente lo è), di certo straordinariamente ordinarie nella loro genuinità, guidate da un’altra molto più talentuosa e molto poco ordinaria, sono riuscite, semplicemente con i loro corpi e le loro anime, a divertire e rendere interessante una mera storia mai vissuta, nata nella testa di uno sconosciuto (ai più) autore francese. Solo chi ha avuto la fortuna di salire su un palco, per quanto modesto possa essere stato, può capire l’emozione che si prova prima, durante e dopo. Il prima è la paura (della prova da affrontare), l’inconsapevolezza (del futuro immediatamente prossimo), il dubbio (su se stessi), la speranza (verso gli altri), l’adrenalina (che sale e scende senza pausa) e molte altre cose che se dovessero essere elencate riempirebbero un libro a se. Il durante è un salto nel vuoto, convinti però che il paracadute si aprirà, perché una voce dentro lo sa e tu, ormai, non puoi far altro che ascoltarla. Quindi è una vera e propria goduria, per ogni singolo metro della discesa, con i muscoli tesi e i sensi all’erta, la mente solida e la consapevolezza muta della propria forza. Alla fine, toccata terra, del prima non rimarrà che un ricordo, mentre il volo ti sarà sembrato sempre troppo, troppo breve. Il dopo, comunque sia andata, è il sollievo (per lo scampato pericolo), l’inconsapevolezza (di quanto appena accaduto), la felicità (per la felicità degli altri), la riconoscenza (verso il gruppo che ti ha accompagnato), l’orgoglio (per avercela fatta), ancora la speranza (di non aver deluso) e molte altre cose che… ecc. ecc. C’è anche un dopo-dopo, quando, realizzato finalmente l’accaduto, senti salire dentro una calma antica, piena di quieta soddisfazione. E’ lì che comprendi più profondamente, come dopo ogni prova, qualsiasi essa sia, la bellezza del vivere. Voglio, devo, allora ringraziare con tutto il cuore, Silvia per avermi introdotto in questo mondo che non ha eguali, dove è possibile provare di tutto, dal trionfo al fallimento, senza per questo perdere niente del suo fascino. Che è una persona speciale l’ho già scritto, che la sua passione è contagiosa si sa, per ora non mi resta quindi che augurarle un futuro radioso, dove il teatro e il suo insegnarlo, o meglio, il suo diffonderlo, siano ancora un pezzo importante della sua vita. Un grazie enorme a tutti i compagni di questo breve viaggio che, con la loro ineguagliabile singola essenza e il loro impegno gratuito (nel senso più pieno della parola), hanno permesso il realizzarsi di questo piccolo grande evento. Un giorno, forse tra molto tempo, ricorderemo le emozioni di ieri sera e, dopo aver provato un frammento di nostalgia, capiremo quanto siamo stati fortunati.