Io céro!

impropoesie.jpgVisto che capita così raramente di vivere una serata realmente memorabile (tipo: “toh, mi hanno eletto presidente degli Stati Uniti, sono molto contento”, B.O.), oggi vi tedierò un paio di minuti ripercorrendo quello che, secondo il mio modesto parere, è stato un vero e proprio evento artistico culturale. Che subito qualcuno penserà “culturale? Che palle!”, e invece niente di più sbagliato. Mettere insieme poesia, musica e teatro, è stata una mossa azzardata che però alla fine ha pagato per intero la scommessa. E anche chi era venuto, magari solo per un favore al sottoscritto (pochissimi, per la verità), pronti a sdraiarsi sulle poltrone del teatro nell’attesa dell’agognata fine, si è dovuto ricredere. Per farvi un’idea, vi basti sapere che alla fine, invece di andarsene tutti di corsa, è stato richiesto pure un bis (!) che, se si parla di Ligabue o Vasco, si sa già dove si va a parare, ma se si tratta di poesia e improvvisazione, è un vero e proprio salto nel buio. Riuscito. Lo spettacolo è stato un’alternanza tra l’interiore irrequietezza delle mie poesie e l’esteriore allegria delle improvvisazioni, tutte brillanti e ad alta gradazione di risata. I complimenti finali per tutti (dai due bravissimi musicisti – che, semplicemente con un contrabbasso e un corno, hanno dato una lezione di sonorità inimmaginabile in questa società del rumore -, alla voce narrante, la quale mi ha talmente affascinato che a un certo punto ho chiesto all’amico mio vicino di posto se la poesia che era stata appena letto l’avevo davvero scritta io -?!?-; dagli attori – che hanno improvvisato in maniera impeccabile, partendo dalle poesie e, soprattutto, dai suggerimenti impossibili del pubblico -, alla perfetta anfitrione della serata, nonchè organizzatrice e ideatrice della stessa; dalla regia luci, imprescindibile, alle poesie del sottoscritto – che quindi non ha fatto nulla -) sono stati un premio tanto inaspettato quanto meritatissimo. Peccato che soltanto i presenti potranno avere un ricordo di quanto accaduto, essendo gli spettacoli d’improvvisazione teatrale, per definizione, irripetibili. Il format, onestamente, intelligente e propedeutico (ripeto, chi mai avrebbe tenuto per 70 minuti, un pubblico non particolarmente scelto, attaccato alle poltrone per ascoltare poesie inframezzate da musica minimale?!?), si spera venga riproposto. Dell’evento di ieri sera però non resterà neanche un’immagine fotografica nè, tanto meno, sonora. Ma in fondo è il suo bello. Sarà come un miracolo che solo i presenti potranno testimoniare, tra l’incredulità e l’invidia degli assenti, vantandosi con il più sincero tra i sinceri: “io c’ero!”

Un grazie a tutti ma, soprattutto, a colei che ha reso tutto ciò possibile, grazie Silvia, grazie amica.

L’America negli occhi, le foto

Finalmente le foto de “L’AMERICA NEGLI OCCHI”, rivisitazione di Silvia Rizzo del monologo di Alessandro Baricco “Novecento”. Il monologo è stato interpretato da 12 attori che si sono scambiati continuamente i ruoli durante le varie scene (tutti tranne Tommaso, il bravissimo ragazzino che ha interpretata Novecento bambino). Il tutto con la cornice dell’accompagnamento musicale in diretta di quattro musicisti nascosti da una tenda. Un vero avvenimento.

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