Sicurezza? Ma mi faccia il piacere, mi faccia!

guardie-e-ladri_small.jpgDiario 201 – 205

Oggi sarò particolarmente polemico perchè la presa per il culo a cui stiamo assistendo è talmente grande che la reazione non può essere che di questa portata.
Allora, la questione è la famosa sicurezza pubblica che questa maggioranza di Governo, sin dalla campagna elettorale, sbandiera di voler garantire a tutta la nazione.
In questo ambito, gli atti concreti (non le chiacchere) fin qui messi in atto (e Dio ci scampi e liberi dai prossimi, se il buongiorno si vede dal mattino) sono stati:
– pattuglie di militari per strada;
– taglio di circa tre miliardi (3 miliardi!) di euro nei prossimi tre anni, sui capitoli di spesa per la “sicurezza”;
– riduzione del personale delle ff.pp. con il blocco del turn over per sostituire chi va in pensione;
– applicazione dell’ormai famoso articolo 71 del cd. decreto Brunetta, anche agli operatori delle forze di polizia.

Punto primo, i militari per strada. Tranne un bello spot, qualcuno crede davvero che una simile mossa sposti di una sola virgola la sicurezza nelle nostre strade? Ammesso e non concesso, che ce ne siano abbastanza da vigilare sulle intere città e non solo nei centri storici, da che mondo è mondo, se c’è qualcuno che delinque non lo fa di sicuro davanti alle pattuglie. Ciò che invece è necessario sarebbero degli uffici investigativi (così da far pensare ai border line “tanto mi beccano, meglio fare il gelataio”) e un pronto intervento efficenti che però possono essere assicurati solo con uomini e mezzi idonei (leggi: personale addestrato, auto e materiali moderni) e non con due pedoni, per di più in divisa da alpini! Sapete quel’è il vero risultato: che adesso ci saranno più persone a passeggiare in divisa (con i vigili urbani e i carabinieri o poliziotti di quartiere) impotenti. Poi, di sicuro, capiterà anche il caso (statisticamente capiterà per forza) del militare X che farà l’arresto Y da sbattere in prima pagina e in tv (e il popolo bue dirà stupefatto – nel senso largo del termine -: “ooooh, hai visto che bravo il bersagliere! ora sì che ci sentiamo sicuri”… almeno fino a quando qualcuno non gli entrerà in casa di notte… ma tanto in centro ci sono i militari!)
Punti due e tre, strettamente collegati all’uno. Tranne che con i soldatini (che dovrebbero servire ad altro), con cosa la facciamo realmente la lotta alla delinquenza se ci tagliate i fondi? Tagliare i fondi vuol dire, per esempio, non riparare le volanti incidentate, oppure non adeguare l’armamento e il materiale in dotazione (vi farei vedere con cosa si lavora, altro che CSI!), non ristrutturare caserme e commissariati vecchi di decenni (e la 626? boh…), non comprare computer o scanner, non effettuare corsi di aggiornamento, non premiare i sacrifici… con cosa la creiamo la sicurezza? Con le barzellette dei militari in piazza? Ah be’, allora…. E se il personale qualificato se ne va in pensione (ogni tanto succede, per fortuna) e non viene sostituito, chi andrà materialmente a fare servizio? I ministri Brunetta e 3monti?
Punto quattro, l’articolo 71. Un impiegato pubblico che si assenterà per malattia perderà, con il decreto Brunetta, circa 6 euro al giorno. Un poliziotto o un carabiniere dai 20 ai 25!! E’ questa la famosa attenzione che la destra diceva di avere per le forze dell’ordine?!? Meglio il disinteresse allora! Un agente colpito da un febbrone improvviso, magari preso dopo essere stato ore sotto la pioggia a fare ordine pubblico, dovrà stare a casa per curarsi e perdere i soldi necessari a vivere (sapete, anche i poliziotti mangiano e hanno delle famiglie da mandare avanti) oppure dovrà andare a lavoro lo stesso, con rischio suo e dei cittadini (chi vorrebbe mai incontrare una persona armata in preda alla febbre)? E su questo argomento non mi dilungo oltre ma v’invito a leggere gli esempi molto chiari ed efficaci, elencati in coda a questa lettera ai ministri (!) del segretario Coisp, uno dei tanti sindacati di polizia incazzati (leggere soprattutto il caso nr. 3).

E per ora tralascio la paventata riforma delle intercettazioni telefoniche, che se approvata come minacciato dal premier, chiuderebbe del tutto il problema giustizia, dato che decine di reati potrebbero essere scoperti solo in caso di flagranza  e cioè, in pratica, mai (vi voglio vedere a incappare per strada in dei trafficanti di droga o di armi che si scambiano i contratti di vendita, oppure trovare le prove per indagare sfruttatori di prostitute o corruttori di giudici, oppure estorsori, basisti di rapine e rapimenti, mandanti di omicidi, ecc. ecc.)

Questi sono i fatti, poi ci vengono pure a prendere per il sedere (eufenismo toscano), e con noi tutta l’opinione pubblica, con discorsi del tipo: “[La sicurezza] si tratta di una priorità assoluta dell’agenda politica del Pdl, che passa anche per il mantenimento di due impegni precisi: il riconoscimento della ‘specificità” del ruolo delle Forze armate e delle Forze dell’ordine nell’ambito della pubblica amministrazione; la revisione dell’articolo 71 (malattia), con l’introduzione dell’esenzione per militari e forze dell’ordine. Due impegni assolutamente prioritari per il governo” (Gasparri). Roba da chiedersi: ma ci fa o ci è? Lo sa il senatore, che il decreto Brunetta è già legge? Ma quale agenda? Quali impegni?!? Si vergognino e basta!

Il problema è che di tutto questo nessuno ne sarà mai informato. Come in un gioco di prestigio, davanti vi fanno vedere una sicurezza finta (i militari in piazza, ‘sticazzi!) mentre con l’altra mano fanno sparire quella vera (i fondi necessari, il personale qualificato, lo spitito di sacrificio che a quel personale dovrebbero riconoscere con i fatti e non con le parole o le corone ai funerali) e alla fine la colpa sarà tutta….? Ma dei rom e dei clandestini, ovviamente!

Una missione per i militari

repubblica_italiana1.jpgDiario 200 

Giro pari pari  un articolo di “peace report”, a voi la valutazione.

“I numeri degli incidenti sul lavoro sono quelli di una guerra.

Mandiamo i militari ad una vera missione di pace

Lo dice il Censis: è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro.
 
Sono 918 casi in Italia in un anno. Un morto ogni 23 mila lavoratori, a fronte di 678 in Germania (un morto ogni 53 mila lavoratori), 662 in Spagna (un morto ogni 24 mila lavoratori), 593 in Francia (un morto ogni 50 mila lavoratori).
Senza contare che in Italia sono decine di migliaia gli incidenti sul lavoro non denunciati. E che sono decine, o forse più, i morti sul lavoro fatti passare per incidenti stradali o incidenti domestici.
 
Le città italiane, sempre secondo il Censis, sono tra le più sicure d’Europa.
Eppure il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha deciso di utilizzare i militari per pattugliare le strade.
 
Noi, cittadini italiani stufi di questa “strage bianca”, chiediamo a Lei, ministro della Difesa, di spostare le risorse umane ed economiche impiegate per pattugliare le città perché vigilino sui cantieri e sui luoghi di lavoro. I numeri degli incidenti sul lavoro, signor Ministro,sono quelli di una guerra. Mandi, per favore, i nostri militari in una vera missione di pace.”
sos.ico

 

SO.S. sottoscrive.