Miracoli a Sant’Anna

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Sono andato a vedere “Miracolo a Sant’Anna”. La storia tratta di quattro militari afro americani, detti Buffalo Soldier, che nel ’44 si perdono dietro le linee tedesche. Il film è chiaramente un pretesto per Spike Lee di rivendicare, anche per i suoi connazionali di colore, il diritto a sentirsi cofondatori di quel grande e controverso paese che sono gli Stati Uniti. La strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, di cui si parla molto in questi giorni, è un episodio terribile che però resta solo sullo sfondo del film. Bravi gli attori, belle pochissime scene tra le quali si distingue la battaglia iniziale. L’insieme però è talmente sconclusionato che alla fine si resta stupiti di tanto caos narrativo e storiografico. Gli sceneggiatori e il regista, titolando il film “miracolo”, al singolare, hanno dimostrato di essere dei gran burloni oppure dei formidabili campioni di modestia. Sì, perché nel film di miracoli ce ne sono così tanti che se non vi fosse l’episodio criminale dell’eccidio, purtroppo verissimo, che pone un sudario nero su tutto il resto, si potrebbe pensare a un film di fantascienza oppure a un episodio di qualche serie fantasy ambientata, invece che a Narnja o nella Terra di Mezzo, nella Terra di Tuscany. Vi voglio quindi elencare i “miracoli” che, al di là della trama cinematografica (che forse ne giustifica un paio), in un film storico, o presunto tale e comunque basato su fatti reali, hanno dell’incredibile.

1° miracolo –  Anni ’80, New York, ufficio postale, il protagonista incontra casualmente il traditore della vicenda accaduta in Italia 40 anni prima (Italia-USA, distanza circa 7000 km, di mare. USA, abitanti 302 milioni. New York, abitanti 8 milioni).

2° miracolo – Un personaggio del film, che rivedremo solo nell’ultima scena, riceve dal cielo una notizia che lo sconvolge. Dal cielo, letteralmente, perché mentre sta prendendo un caffè a Roma, gli piove sul tavolino la copia di un giornale americano (l’Herald Tribune, come noto, diffusissimo in Italia) con in prima pagina, appunto, il titolo che gli farà cadere la tazzina.

3° miracolo – Dopo essersi persi, i quattro soldati americani incontrano un ragazzino con il quale comunicano (così come faranno con tutti gli altri abitanti del paesino arrampicato sulle Alpi Apuane) in…? Ma in italiano, ovvio! Voglio dire, nel 1944, negli USA, evidentemente l’italiano era la lingua che insegnavano ai neri che non entravano nelle scuole pubbliche (tutti). Normale. (Il miracolo lo si nota dal momento che si sentono i tedeschi parlare in… tedesco)

4° miracolo  – Un colpo di cannone prende in pieno un palo della luce. Invece di cadere il palo, torna l’elettricità.

5° miracolo – In tutto il paesino, la luce torna in una sola casa.

6° miracolo – Nella prima scena ambientata nel paesino dove i 4 si rifugeranno, si vedono i tedeschi che si portano via il poco bestiame rimasto. Cosa fanno gli abitanti quando arrivano i 4 fessi americani che li potrebbero far ammazzare a tutti? Ma una festa, ovvio! Con cosa direte voi? Boh, rispondo io, solo che pare ci sia tanto di quel mangiare che neanche il 4 luglio (in America), altro che Italia ’44.

7° miracolo – La festa è fatta in chiesa. Giuro, dentro la chiesa del paesino con tanto di balli, musica e drappi sui crocefissi. Però lì non ci si può fumare, eh, si raccomanda la protagonista.

8° miracolo – Italia, 1944, chiesa. Nel paese non c’è manco l’ombra di un prete, neanche il sacrestano. Nulla. (Che fosse il primo e unico paese scattolicizzato della storia italiana?)

9° miracolo – Nel paesino c’è una gnocca, sposata (il marito è in Russia), figlia dell’unico fascista del luogo. Bene, premesso che in Italia all’epoca, soprattutto in un posto come quello, le uniche persone di colore che avevano visto erano quelle sui documentari dell’Istituto Luce che parlavano dell’Etiopia, cosa fa la ragazza (la quale gira con una gonna che le arriva appena sopra al ginocchio e nell’aia si mette tranquillamente a petto nudo per cambiarsi – 10° miracolo)? Si scopa volontariamente uno dei Buffalo Soldier appena conosciuto! Giuro! Lo so che penserete che vi stia prendendo in giro ma è proprio così. Ora, o la ragazza, che pare lavorasse a servizio in città, faceva la mignotta oppure siamo davanti, appunto, all’ennesima coppia di miracoli. (Da come esce di casa dopo l’amplesso, mezza svestita e spettinata, con l’elmetto in testa e il fucile del “suo” uomo in mano, il sospetto che fosse proprio una mignotta è più che lecito. Peccato che per tutto il film non lo dica nessuno)

11° miracolo – Un partigiano deve salire su un monte per vedere cosa c’è dall’altra parte. Per quanto possa essere breve il tragitto, sempre di una montagna si tratta. Bene, gli orologi chiaramente non ci sono, o nessuno ne parla, ma dalla luce del sole sembra che il predetto non impieghi più di un’ora tra andare e tornare. (Questo è il punto dove si è avuto il più forte dubbio di stare assistendo a un film di super eroi. Non ce l’hanno fatto vedere, ma quello ha volato, questo è sicuro)

12° miracolo – I tedeschi, tranne uno che comanda tutti e pare Goering ingrassato, sono più buoni dello zucchero. Addirittura quello che dirige la strage di Sant’Anna di Stazzema (che sta tutta in un paio di minuti di girato), poverino, si rammarica con il partigiano traditore (quello della polemica odierna) dicendogli che è tutta colpa sua se lui ha dovuto fare quella cosa brutta brutta. Lui, di trucidare 560 persone inermi, tra vecchi, bambini (anche in fasce) e donne, mica ne aveva voglia. A un certo punto, quando spara all’amico del piccolo protagonista, l’SS scuote pure il capo, come a dire “ma guarda te cosa mi tocca fare, io che volevo solo imparare a suonare il violino e invece sto qui a perdere tempo sparando alle spalle di un ragazzino, bah.”

13° miracolo – Italia occupata oltre la linea gotica, 1944. In tutto il film c’è solo un fascista dichiarato e un partigiano traditore. Poi neanche un collaborazionista, una camicia nera di fiducia, un appartenente alla X Mas di rincalzo, un balilla disperso, niente. Insomma, il film è ambientato in un paese da favola: americani neri ma italianisti; tedeschi dal cuore di panna; nemmeno un prete; un fascista ma annacquato; 4 partigiani 4, di cui uno infame; una mignotta; diversi imbecilli che invece di aver paura e cacciare alleati e partigiani, dato che i nazi hanno appena trucidato un paese lì vicino e stanno tutto intorno, festeggiano. Boh.

14° miracolo – Il paese è circondato dai monti e dalle SS, ma ecco che spuntano il capitano stronzo dei 4 fessi e altri tre militari neri su due jeep con tanto di stella bianca sul cofano. Da dove sono passati i nostri? Non si sa, probabilmente anche loro volano (vedi miracolo 11).

15° miracolo – Durante lo scontro a fuoco finale, i tedeschi sbucano dappertutto. Il protagonista però riesce a sopravvivere in una stradina che manco un pazzo ci si sarebbe ficcato (non è questo il miracolo). Dopo essere stato colpito alle spalle, è salvato dalla radio che portava a zaino (non è questo il miracolo), ma si accascia comunque a terra (perché? Boh). Passano tre minuti in cui ha tempo di salutare il ragazzino protagonista e farsi una canna (non è questo il miracolo), quindi per finirlo arriva finalmente il crucco che gli aveva sparato da cinque metri (dov’era andato nel frattempo? Boh, forse a prendere un caffè in chiesa). Ci aspettiamo tutti la cavalleria dei buoni e invece… carramba! Arriva nientepopodimeno che il comandante dei tedeschi il quale, non solo manda via il suo soldato prima che spari al nero, ma regala la sua pistola all’americano per difendersi!!! “Difenditi soldato”, gli dice (in italiano, n.d.b.), giuro! Roba che neanche Moccia in uno dei suoi momenti più ispirati avrebbe potuto pensare.

A mio parere, tranne il primo e l’ultimo, che sono necessari alla trama, tutti gli altri sono assolutamente da cassare. Se poi a questi “miracoli” aggiungiamo altre amenità della sceneggiatura tipo: la storia della strage ricostruita in maniera assolutamente distorta (i nazifascisti trucidarono a “freddo”, non fu né una rappresaglia né una risposta ad attacchi partigiani, né, soprattutto, vi fu alcun tradimento come nel film); il più cattivo di tutti che è l’ineffabile capitano bianco dei Buffalo Soldier (gli manca solo il cappuccio del KKK ed è perfetto); un sacco di scene fini a se stesse, un paio di veri e propri spot politici (attuali) e tante mosse assurde dei protagonisti che a elencarle tutte mi ci vorrebbe un libro… possiamo concludere che: 1- i film sull’Italia è bene che siano fatti solo da italiani; 2- questo film è tra quelli che si possono tranquillamente perdere. Tranne che non ci piacciano i fantasy, ovvio.