Elogio della fuga

veliero40x50.jpgDiario 244 – 247

“Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.”   Henri Labort

Il voltagabbana

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Il v. volta la gabbana. Se sta in camicia volta la camicia, ma si chiama lo stesso v. I v. prolificano essenzialmente tra i politici professionisti, molto meno tra quelli praticanti amatoriali, mentre se ne ritrovano in gran numero tra i votanti semplici. Tra i politici professionisti se ne annoverano alcuni veramente impenitenti, tanto che in quei casi si parla di sindrome compulsiva da v. Si conoscono casi di v. tra i fedeli delle varie religioni che, a seconda dei punti di vista, sono poi detti convertiti o miscredenti. I c., o m. che dir si voglia, rischiano il rogo (una volta reale adesso solo figurato, ma non si sa se faccia meno male) da parte del clero ripudiato che ovunque si erge a giudice delle coscienze altrui. Sono state trovate tracce di v. anche in ambiente scientifico, ma molti casi, dopo successivi studi sull’esemplare in questione, sono stati declassati a “bugiardi semplici” per motivi dettati dall’istinto di sopravvivenza. Tra tutti si cita Galileo Galilei. Molti v. sono stati trovati tra i calciatori professionisti, in questi casi si parla del sottogruppo dei “mercenari”. Tra i tifosi invece esiste solo un caso di v. riconosciuto e tanto e tale è l’unicità di quell’esemplare che lo stesso è portato ad esempio per impaurire i bambini che, a un certo punto della loro breve vita, avessero voglia di cambiare la fede calcistica inculcatagli alla nascita dal proprio genitore maschio: “guarda che se passi alla squadra X diventi come Emilio Fede!” L’esortazione basta a convincere anche il più testardo tra i pargoli. I v. hanno la funzione sociale di essere odiati da tutti gli altri che, nell’attesa di diventarlo, si sentono migliori.

(leggi gli altri tipi umani: lo sculato, la smemorata, il rompiscatole, il ritardatario, il paraculo, il ballista)

Caramel e Gomorra

0505cf1bbf9256823dd4c1ba5019d1cd.jpgCaramel. Bel film di poco più di un’ora, girato bene e recitato meglio da bravissimi attori. La storia (che poi proprio una storia non lo è neanche) è molto semplice. Tutto gira intorno a un negozio di parrucchiere per donna e alla vita delle sue titolari e delle loro clienti, nella Beirut ante guerra (l’ultima, intendo). Non c’è niente da scoprire nè da capire, basta godersi lo svolgersi degli eventi con assoluta rilassatezza. Da vedere.

8d56a454fa6c3a0acac7b3be606a67a8.jpgGomorra. Il mio avvicinamento alla visione di questo film è stato titubante per due motivi. Il primo è che ho finito il libro da meno di un mese e, come ho già scritto, non mi piace vedere ciò di cui so già la trama (se non addirittura il finale); il secondo è che sono spesso refrattario ai riconoscimenti delle giurie, di merito o della critica che siano, e quindi solitamente evito i film premiati da chiunque, almeno fino a quando non me li consigliano amici fidati. Beh, in questo caso mi stavo sbagliando su tutti i fronti. Conoscere il libro passa assolutamente in secondo piano davanti alle immagini create da Matteo Garrone. Il premio è assolutamente meritato e il film è veramente fatto bene. Mettere insieme tante storie “semplici”, aventi come unico filo conduttore la camorra, e renderle interessanti cinematograficamente (e dopo cotanto successo avuto sulla carta), non era affatto facile. Bravi tutti. Ottima regia, sceneggiatura e recitazione. Bella la fotografia e direi addirittura da premio (!) sia il montaggio che il casting. Sul contenuto c’è poco da dire, bisogna solo vederlo, assolutamente, magari due volte. 

Lo sculato

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Lo s. non ha culo. Per questo non sa dove sedersi. La sfortuna abita a casa degli s. Se uno s. comprasse il biglietto vincente della lotteria, lo perderebbe dopo l’estrazione. Se lo ritrovasse, sarebbe illeggibile. Se avessero inventato una macchina del tempo per tarnare indietro e mettere al sicuro il biglietto, la distorsione temporale tra le diverse dimensioni lo farebbe atterrare su marte. Senza autorespiratore. Lo s. all’asilo è quello che batte per primo i denti su selciato del giardino. A scuola è il primo a essere interrogato. Al primo appuntamento è quello che tra i due c’ha l’herpes e al primo rapporto gli s’impiglia la cerniera. Se c’è un nuovo virus in giro, lo s. è il primo a prenderlo e l’ultimo a lasciarlo. Se in ditta c’è qualcuno da promuovere, quello non è lo s. Lo s. vince nello sport solo se è l’unico partecipante, anzi, nemmeno, di sicuro annullerebbero la gara. A carte perde anche facendo i solitari. Lo s. smette di crederci molto presto e molto presto gli altri smettono di credere in lui. Al nord lo s. si chiama sfigato. Lo sf. ha il culo, ma manca di organo sessuale femminile. Ciò è normale, essendo un uomo, ma in senso figurato è un gran difetto. Lo sf., oltre ad essere fortunato come lo sc., è anche colui che non vede una donna da vicino nemmeno se, per sbaglio, lo ricoverano in una clinica di ostetricia. La funzione sociale dello sc. è quella di far felici i poveri.

Il paraculo

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Il p. para il culo. Se da qualche parte sta volando un uccello (padulo), state pur certi che il p. troverà il modo di evitarlo indicando l’indirizzo del vostro (didietro). Se avete un p. come collega d’ufficio preparatevi ad una vita professionale grama e di sacrificio. Il p. è l’ultimo ad arrivare e il primo ad andarsene sembrando sempre presente. Il p. svolge meno lavoro possibile spacciandosi poi per quello che “senza di lui…” Il p., se colto sul fatto, cade dalle nuvole meglio di un paracadutista e, infatti, di solito ci vogliono anni prima che si sfracelli al suolo. Il p. conosce la magia perchè ha un campo invisibile con cui riesce a deviare le sfuriate del capo ufficio su di voi. Se c’è un premio da assegnare, il p. sarà sicuramente tra i prescelti anche se non avrà neanche uno dei requisiti richiesti. Se c’è una rogna da scongiurare, il p. sarà il primo ad avere il vaccino per starne lontano. Il p. ha il dono mellifluo dell’accondiscendenza. Se vi dà ragione preoccupatevi, di sicuro l’avrà data anche al vostro avversario. Il p. prende posizione non prendendola. Il suo parere, su qualsiasi questione, ha il valore dei soldi del monopoli. Il p. è camaleontico, da perfetto Zelig sa adattarsi a situazioni e persone in maniera sconvolgente. Se c’è da organizzare una pallosissima cena con tutti i colleghi, è il primo ad invitare il capo. Poi, per imprevedibili problemi con la nonna ammalata o la cognata in cinta del 6° figlio, sarà sicuramente l’unico a non partecipare. Di solito il p. ha una spalla che riequilibra nell’universo ciò che il p. scompensa. La s. del p. può essere inconsapevole oppure consapevole e cioè appartenente a quel genere di persone che non riescono mai a dire di no. Entrambe le s. del p. hanno poche speranze di tornare libere, ci possono riuscire solo se costrette da altri con la forza, tipo chiudendole in uno sgabuzzino quando il p. gli chiederà di scrivere quella tale relazione al posto suo oppure minacciandole di denuncia se timbreranno ancora una volta il cartellino di entrata del p. La funzione sociale del p. non esiste, se  ne conoscete uno evitatelo e basta.

Il ballista

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Il b., ovvero raccontaballe, racconta le balle. Se un b. non è stato ancora individuato come tale,  riesce ad ingannare il  proprio interlocutore, mediamente, per circa 5 minuti. Dopodiché, l’interlocutore lo lascia a parlare da solo. Per il b. non esiste esperienza che lui non abbia già vissuto, pesce che non abbia già pescato, vittoria al totocalcio che non abbia già incassato, lavoro che non abbia già fatto, malattia che non abbia già sofferto, donna che non abbia già scopato… insomma, in generale, qualsiasi attività umana che richieda una partecipazione, finanche passiva non importa, il b. l’ha già fatta, avuta, subita. E di solito l’ha fatta, avuta, subita, bene, anzi, di più e meglio. Di più e meglio dello sfortunato che ha azzardato aprire un qualsiasi argomento in sua presenza senza rendersi conto della bomba che stava innescando. Il b. non conosce limiti. Se per caso siete conoscenti del primo astronauta italiano aspettatevi che il b. sia stato escluso dalle selezioni, su sua richiesta, per precedenti impegni con la NASA. Se il tema di cui state trattando è troppo grande o astruso anche per il più b. tra i b., vedrete che il b. di turno, se non potrà raccontare nulla per esperienza diretta, di sicuro conoscerà qualcuno che comunque c’è già passato, di solito un suo cugino. Il b. non racconta mai del presente. Il  b. vive al passato. Tutto ciò in cui eccelle (lui o suo cugino) è qualcosa di già successo. Al limite s’impegna per un futuro di cui, però, sentirete il resoconto solo quando sarà diventato passato. Ogni b. ha un campo in cui è stato particolarmente fenomeno. C’è il b. che ama glorificare le sue vecchie prestazioni sportive, quello che ha conosciuto tutti i vips della nazione, quello che ha avuto tutte le fratture ossee del mondo… C’è una cosa che però è sempre in cima ai pensieri del b.: le donne. Le donne sono l’argomento preferito dai b. di tutte le categorie. Non riuscirete mai a presentare a un b. una donna più bella della più bella che si è scopato lui. Né troverete mai un luogo o una posizione, più strana di quelle che ha trovato o fatto lui con la tipa tal dei tali sconosciuta a tutti, ovviamente. Evitare un b. è l’unico modo per difendersi dal suo soliloquio. La funzione sociale dei b. è quella di far capire quanto è bello il silenzio e di come ci si riduce se si è avuta un’infanzia piena di privazioni.