Andate a mietere il grano!

campo_di_grano(1).jpgUna favola moderna

C’era una volta,
un grande campo di grano. Il campo era così grande che a stento se ne vedeva la fine e mai il proprietario era riuscito a farlo mietere completamente, tanto che era stato costretto a cambiare un’infinità di fattori, nessuno dei quali si era mai neanche avvicinato a concludere l’impresa. Il campo era il più importante della zona perchè produceva la farina per tutta la città, per cui tutti da tempo immemorabile contavano su quel raccolto che mai era stato realizzato.
Dopo che quello precedente aveva finito per litigare con se stesso, quell’anno il padrone assunse un nuovo fattore che, tra le tante cose da fare nella fattoria, avrebbe tentato di completare la mietitura del grande campo. Il nuovo fattore in realtà non era nuovo affatto, già in altre due occasioni era stato assunto per amministrare la fattoria ed entrambe le volte non aveva avuto proprio dei buoni risultati, anzi. Però al padrone della fattoria quel fattore era davvero simpatico – raccontava delle barzellette da scompisciarsi -, aveva un sacco di amiche disponibili e, soprattutto, godeva di una certa reputazione per essere riuscito a costruire una grande azienda agricola piena di animali e bestie, a quanto di diceva in giro, “tutto da solo!”. “Se è stato così bravo per se stesso”, pensava il padrone, “perchè non dovrebbe esserlo anche per gli altri”. Ecco che così, nonostante gli insuccessi, ogni tanto lo richiamava per tentare l’improbabile. Quando fu la stagione della mietitura, il padrone si mise comodo in poltrona e aspettò qualche giorno divertendosi col calcio in tv, dopodichè, pure sorpreso da alcune voci malevole che lo disturbavano nel sonno, chiamò il fattore.
“Senti fattore, mi sono giunte delle voci…”
“La radio?”
“No, che radio… Ascolta… dicono in giro che tu sia invischiato in strane storie con quell’allevatore…”
“Quale allevatore?”
“Quello che vuole appropriarsi del mio campo per farci un immenso cortile per i suoi animali, è vero?”
“Assolutamente no! Sono tutte menzogne dette da chi invidia il mio successo e le mie capacità imprenditoriali e di donnaiolo.”
“Me lo puoi provare?”
“Ovviamente no, ma lo giuro sulla testa dei miei figli!”
“Allora va bene, mi fido della tua parola. Ora dimmi, come procede la mietitura del grande campo?”
“Abbastanza bene, anche se i braccianti sono dei comunisti scansafatiche che potrebbero fare molto di meglio.”
“Questo non è bello, la città aspetta il grano, ci spera… Senti, dì loro che s’impegnino, che altrimenti li licenzierò oppure, peggio… digli che separerò le loro carriere e se sono nati contadini moriranno contadini e se pastori moriranno pastori.”
“Conti pure su di me, signore, vedrà che sistemerò tutto. Ora devo andare Porta a porta. A Presto.”
Passarono diversi giorni, in cui il proprietario si annoiò ancora con la tv sognando donne e luoghi per lui irraggiungibili, quindi improvvisamente richiamò il fattore.
“Caro fattore, come va la mietitura del grano?”
“Ancora così e così. Quei braccianti…”
“Volevo parlarti proprio di questo… stamattina è venuto qui uno di loro. Mi ha detto che la mietitura non va come dovrebbe perchè sono in pochi, perchè hanno attrezzi malandati – addirittura, secondo lui, le falci non tagliano e i carri per il trasporto cadono a pezzi – e nonostante cerchino di vigilare anche di notte, il campo è continuamente assalito da dei banditi che sabotano il loro lavoro. E’ vero tutto ciò?”
“Per niente! Gli attrezzi sono buonissimi, li ho scelti io personalmente, e il numero dei braccianti è più che sufficente. I banditi poi sono solo delle brave persone che vanno a spasso. La verità è che sono loro a non avere per niente voglia di produrre, maledette zappe rosse! Scommetto che le voci in giro contro di me le hanno messe loro e Repubblica!”
“A questo proposito, devo dire che non sono affatto cessate. Sei sicuro che non ci sia nulla di vero? In effetti il bracciante stamani mi ha anche portato delle foto in cui te e l’allevatore siete…”
“Basta! Ma quale infamia! Sono sicuramente dei fotomontaggi! Ora mi hanno davvero stancato, con tutto l’ammore che emano… loro e quel notaio meridionale che mi sta sempre col fiato sul collo! Basta! Grazie al contratto di ferro che mi ha fatto lei, con i poteri che ho, la prossima volta che torno le porterò una soluzione a tutto. Vedremo se ci sarà ancora qualcuno che mi infamerà…”
“Bravo, la voglio così, deciso… però, il contratto che le ho fatto le dà davvero un sacco di potere, non ne abuserà mica? Non vorrei essere costretto a richiamare il vecchio fattore… che però sta ancora litigando da solo allo specchio…”
“Ma scherza? Quello è fuori di testa! Ma dico io, chi meglio di me? Io so fare tutto, io, mica come quei contadini rossi…” e così dicendo si congedò, non prima però di aver raccontato l’ultima sul prete e la suora che vanno assieme in un bagno turco e…
Dopo qualche settimana, mentre le voci contro il fattore si erano fatte sempre più pressanti e, per non sentirle, il proprietario si era chiuso in casa a guardare il Grande Fratello, l’amministratore tornò a reti unificate dal padrone.
“Ho trovato la soluzione!”
“Lo sapevo! E qual’è?”
“Siccome i braccianti rossi non riescono a mietere tutto il campo, prendiamo quello che abbiamo già raccolto e bruciamo tutto il resto del frumento.”
“Come? Bruciare tutto? Ma sei sicuro?”
“Certo! Chi è qui l’esperto?”
“Te, ma la città…”
“Niente ma. Che si arrangino! Bruciamo tutto così per quest’anno risparmiamo in braccianti e poi l’anno prossimo ci ritroviamo il campo bello e concimato. Lo sa che la cenere è un fertilizzante potentissimo, no? Meglio del letame…”
“Si, ma la gente ha bisogno della farina…”
“Ma che farina e farina! Bisogna diversificare, tutto quel grano non serve… meglio il pascolo, gli animali…”
“Allora è vero quello che dicono! Con la delega in bianco che ti ho dato, hai davvero ceduto metà proprietà all’allevatore!?!”
“Sì, no, forse, non lo so… ma non importa! Magari se sì, è proprio la parte che bruceremo…”
“E io, cosa ci guadagno?”
“Che avrà un campo più snello e facile da gestire… E per festeggiare organizzerò pure un mese di feste!”
“Beeello… Ma… ma il notaio?”
“Al notaio gliel’ho già detto: io c’ho il contratto col proprietario, o no? E’ firmato? Regolare? Sì, e allora ciccia e a cuccia!”
“Non fa una piega… mi pare… E a te cosa ne viene, fattore?”
“Io avrò un problema in meno, accrescerò la mia esperienza e, chissà, magari tra un po’ lei sarà stanco e…”
Fu così che il fattore mandò a casa i contadini, bruciò il campo, sanò l’appropriazione di cui si era macchiato vendendo la proprietà non sua all’allevatore e iniziò la scalata a tutto il resto. Il proprietario invece continuò a guardare felice la tv e a giocare alla play station mentre i cittadini, rimasti senza farina, s’arrangiarono a modo proprio e, chi patendo la fame o comprando al nero all’allevatore, chi espatriando o comprando souvenir del Duomo di Milano, si prepararono affranti a un lungo, lungo, lungo periodo di carestia.
E alla fine, (quasi) tutti (soprav)vissero (ancora per un po’) (in)felici e (s)contenti.

Personaggi e interpreti, in ordine sparso

Propri Etario – Popo Lo Bue
Mieti Tura – Giù S. Tizya
Campo Di Grano – Incorso Proçessi
Bracci Anti – Magis Traty
Falci Ecarri – Alì Tribun
Al Levatore – Varjim Putatj
Fa Rina – Senh Tenz’e
Ban Diti – Atj Awoc

Citta Dini – Par Tyoff Ese
In Cendio – Process O’Brev E.
Not Aio – Tato Capodellos
Fatto Re – Silvio Berlusconi