Il voltagabbana

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Il v. volta la gabbana. Se sta in camicia volta la camicia, ma si chiama lo stesso v. I v. prolificano essenzialmente tra i politici professionisti, molto meno tra quelli praticanti amatoriali, mentre se ne ritrovano in gran numero tra i votanti semplici. Tra i politici professionisti se ne annoverano alcuni veramente impenitenti, tanto che in quei casi si parla di sindrome compulsiva da v. Si conoscono casi di v. tra i fedeli delle varie religioni che, a seconda dei punti di vista, sono poi detti convertiti o miscredenti. I c., o m. che dir si voglia, rischiano il rogo (una volta reale adesso solo figurato, ma non si sa se faccia meno male) da parte del clero ripudiato che ovunque si erge a giudice delle coscienze altrui. Sono state trovate tracce di v. anche in ambiente scientifico, ma molti casi, dopo successivi studi sull’esemplare in questione, sono stati declassati a “bugiardi semplici” per motivi dettati dall’istinto di sopravvivenza. Tra tutti si cita Galileo Galilei. Molti v. sono stati trovati tra i calciatori professionisti, in questi casi si parla del sottogruppo dei “mercenari”. Tra i tifosi invece esiste solo un caso di v. riconosciuto e tanto e tale è l’unicità di quell’esemplare che lo stesso è portato ad esempio per impaurire i bambini che, a un certo punto della loro breve vita, avessero voglia di cambiare la fede calcistica inculcatagli alla nascita dal proprio genitore maschio: “guarda che se passi alla squadra X diventi come Emilio Fede!” L’esortazione basta a convincere anche il più testardo tra i pargoli. I v. hanno la funzione sociale di essere odiati da tutti gli altri che, nell’attesa di diventarlo, si sentono migliori.

(leggi gli altri tipi umani: lo sculato, la smemorata, il rompiscatole, il ritardatario, il paraculo, il ballista)

Lo sculato

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Lo s. non ha culo. Per questo non sa dove sedersi. La sfortuna abita a casa degli s. Se uno s. comprasse il biglietto vincente della lotteria, lo perderebbe dopo l’estrazione. Se lo ritrovasse, sarebbe illeggibile. Se avessero inventato una macchina del tempo per tarnare indietro e mettere al sicuro il biglietto, la distorsione temporale tra le diverse dimensioni lo farebbe atterrare su marte. Senza autorespiratore. Lo s. all’asilo è quello che batte per primo i denti su selciato del giardino. A scuola è il primo a essere interrogato. Al primo appuntamento è quello che tra i due c’ha l’herpes e al primo rapporto gli s’impiglia la cerniera. Se c’è un nuovo virus in giro, lo s. è il primo a prenderlo e l’ultimo a lasciarlo. Se in ditta c’è qualcuno da promuovere, quello non è lo s. Lo s. vince nello sport solo se è l’unico partecipante, anzi, nemmeno, di sicuro annullerebbero la gara. A carte perde anche facendo i solitari. Lo s. smette di crederci molto presto e molto presto gli altri smettono di credere in lui. Al nord lo s. si chiama sfigato. Lo sf. ha il culo, ma manca di organo sessuale femminile. Ciò è normale, essendo un uomo, ma in senso figurato è un gran difetto. Lo sf., oltre ad essere fortunato come lo sc., è anche colui che non vede una donna da vicino nemmeno se, per sbaglio, lo ricoverano in una clinica di ostetricia. La funzione sociale dello sc. è quella di far felici i poveri.

Il paraculo

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Il p. para il culo. Se da qualche parte sta volando un uccello (padulo), state pur certi che il p. troverà il modo di evitarlo indicando l’indirizzo del vostro (didietro). Se avete un p. come collega d’ufficio preparatevi ad una vita professionale grama e di sacrificio. Il p. è l’ultimo ad arrivare e il primo ad andarsene sembrando sempre presente. Il p. svolge meno lavoro possibile spacciandosi poi per quello che “senza di lui…” Il p., se colto sul fatto, cade dalle nuvole meglio di un paracadutista e, infatti, di solito ci vogliono anni prima che si sfracelli al suolo. Il p. conosce la magia perchè ha un campo invisibile con cui riesce a deviare le sfuriate del capo ufficio su di voi. Se c’è un premio da assegnare, il p. sarà sicuramente tra i prescelti anche se non avrà neanche uno dei requisiti richiesti. Se c’è una rogna da scongiurare, il p. sarà il primo ad avere il vaccino per starne lontano. Il p. ha il dono mellifluo dell’accondiscendenza. Se vi dà ragione preoccupatevi, di sicuro l’avrà data anche al vostro avversario. Il p. prende posizione non prendendola. Il suo parere, su qualsiasi questione, ha il valore dei soldi del monopoli. Il p. è camaleontico, da perfetto Zelig sa adattarsi a situazioni e persone in maniera sconvolgente. Se c’è da organizzare una pallosissima cena con tutti i colleghi, è il primo ad invitare il capo. Poi, per imprevedibili problemi con la nonna ammalata o la cognata in cinta del 6° figlio, sarà sicuramente l’unico a non partecipare. Di solito il p. ha una spalla che riequilibra nell’universo ciò che il p. scompensa. La s. del p. può essere inconsapevole oppure consapevole e cioè appartenente a quel genere di persone che non riescono mai a dire di no. Entrambe le s. del p. hanno poche speranze di tornare libere, ci possono riuscire solo se costrette da altri con la forza, tipo chiudendole in uno sgabuzzino quando il p. gli chiederà di scrivere quella tale relazione al posto suo oppure minacciandole di denuncia se timbreranno ancora una volta il cartellino di entrata del p. La funzione sociale del p. non esiste, se  ne conoscete uno evitatelo e basta.

Il prestanome

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Il p. presta il nome e il cognome. Il p. entra negli affari più strani a sedere scoperto, poi non sa come uscirne e il sedere se lo ritrova per terra. Quando il p. cerca di riappropriarsi del proprio nome, per coprirsi il sedere, ormai è tardi ed è meglio cambiarlo. Il nome, non il sedere. A volte deve cambiare anche indirizzo, parenti e connotati. I p. si dividono in due grandi categorie, quelli che sanno di esserlo e quelli che non lo sanno. Quelli che lo sanno, si credono molto furbi ma, in genere, si rendono conto di non esserlo per niente non appena si svegliano con la Guardia di Finanza alla porta. Quelli che non lo sanno, non si credono per niente ingenui, ma invece lo sono parecchio e di solito si ritrovano a fare due chiacchiere mattutine con la solita Guardia di Finanza. Il conto che i p. devono pagare, di solito, è stato lasciato da un loro “amico” di cui si fidavano ad occhi chiusi, il quale però, stranamente, risulta irreperibile. L’utilità sociale dei p. è quella di far fare i soldi agli altri mentre loro ne pagano le conseguenze.

Il ballista

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Il b., ovvero raccontaballe, racconta le balle. Se un b. non è stato ancora individuato come tale,  riesce ad ingannare il  proprio interlocutore, mediamente, per circa 5 minuti. Dopodiché, l’interlocutore lo lascia a parlare da solo. Per il b. non esiste esperienza che lui non abbia già vissuto, pesce che non abbia già pescato, vittoria al totocalcio che non abbia già incassato, lavoro che non abbia già fatto, malattia che non abbia già sofferto, donna che non abbia già scopato… insomma, in generale, qualsiasi attività umana che richieda una partecipazione, finanche passiva non importa, il b. l’ha già fatta, avuta, subita. E di solito l’ha fatta, avuta, subita, bene, anzi, di più e meglio. Di più e meglio dello sfortunato che ha azzardato aprire un qualsiasi argomento in sua presenza senza rendersi conto della bomba che stava innescando. Il b. non conosce limiti. Se per caso siete conoscenti del primo astronauta italiano aspettatevi che il b. sia stato escluso dalle selezioni, su sua richiesta, per precedenti impegni con la NASA. Se il tema di cui state trattando è troppo grande o astruso anche per il più b. tra i b., vedrete che il b. di turno, se non potrà raccontare nulla per esperienza diretta, di sicuro conoscerà qualcuno che comunque c’è già passato, di solito un suo cugino. Il b. non racconta mai del presente. Il  b. vive al passato. Tutto ciò in cui eccelle (lui o suo cugino) è qualcosa di già successo. Al limite s’impegna per un futuro di cui, però, sentirete il resoconto solo quando sarà diventato passato. Ogni b. ha un campo in cui è stato particolarmente fenomeno. C’è il b. che ama glorificare le sue vecchie prestazioni sportive, quello che ha conosciuto tutti i vips della nazione, quello che ha avuto tutte le fratture ossee del mondo… C’è una cosa che però è sempre in cima ai pensieri del b.: le donne. Le donne sono l’argomento preferito dai b. di tutte le categorie. Non riuscirete mai a presentare a un b. una donna più bella della più bella che si è scopato lui. Né troverete mai un luogo o una posizione, più strana di quelle che ha trovato o fatto lui con la tipa tal dei tali sconosciuta a tutti, ovviamente. Evitare un b. è l’unico modo per difendersi dal suo soliloquio. La funzione sociale dei b. è quella di far capire quanto è bello il silenzio e di come ci si riduce se si è avuta un’infanzia piena di privazioni.

La smemorata

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La s. si dimentica le cose. Ne esistono due versioni. Nella prima, la s. si dimentica le cose per davvero. Nella seconda, no. La seconda versione è in realtà un altro tipo umano camuffato, del quale parleremo più in qua: il paraculo. Nella forma più grave, una s. è anche una sbadata. La s. s. esce spesso di casa senza le chiavi per rientrarci. Una volta in strada, immancabilmente, perde dai 5 ai 15 minuti per ritrovare la macchina. Di solito, la borsa che ha preso con se non è quella con le chiavi della macchina dentro.  La s. s. ha quasi sempre il cellulare scarico, quando si ricorda di prenderlo. Capita che la s. venga scambiata per una ritardataria, però i suoi non sono veri e propri ritardi perché in realtà arriva puntualissima, ma nel posto sbagliato. Non chiedete mai a una s. di fare qualcosa al posto vostro, ne paghereste voi le conseguenze. Se per esempio le chiedeste di telefonare al dentista per disdire un appuntamento, state certi che nell’appuntamento successivo il dentista, per aver perso un’ora ad aspettarvi, si vendicherà su di voi. Oppure, se non poteste passare dall’asilo a prendere il bambino e, per questo, vorreste delegare vostra moglie s., preoccupatevi anche di avere poi un alibi da dare alle maestre inferocite che, rintracciato al cellulare, vi minacceranno di denuncia per abbandono di minore. La sfuriata toccherà di sicuro a voi, perchè il cellulare della s. sarà immancabilmente spento a casa o scarico in qualche borsa. La frase più comune che viene detta alle s. s. è un tipico paradosso, infatti la risposta a “Ma dove c. hai lasciato la testa?” sarà sempre “Che c. ne so!”. Se abitate accanto a una rara coppia di s. s. conviventi, cambiate casa, prima o poi il gas la farà saltare in aria. Comunque, le s., se contenute, non sono pericolose. Basta ricordarsi, noi, che, loro, vivono in un mondo a parte. La funzione sociale delle s. è quindi quella di far gestire agli altri la realtà.

Il rompiscatole

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Il r. rompe le scatole. In forma degenerata, il r. rompe anche i coglioni. Se in ufficio la giornata è tranquilla e tutto sembra andare per il meglio, arriva il r. e trova il modo di ricordavi il mutuo da pagare, la moglie scontenta e i figli ingrati. Tutti vostri, ovviamente. Poi se ne va soddisfatto. Il r. è dotato di superpoteri, infatti non si sa come, ma riesce sempre a trovare l’argomento più odiato dalla comunità. Il r. fa saltare i nervi soprattutto con i temi banali. Anche perché se cerca di introdursi in quelli seri, lo evitate inventandovi, tutti simultaneamente, un impegno improrogabile a Merano. Se è impossibile escluderlo, il r. porta alla disperazione, la sua logica è talmente ferrea, oltre che malata, da essere pressoché indistruttibile. Come ogni supereroe, il r. ha un tempismo perfetto, il momento in cui decide di entrare in azione, per voi, non è mai, mai, quello giusto. Riesce ad essere fastidioso anche nel chiedere soltanto una spillatrice o un appunta lapis. A volte riesce a fare delle richieste così fuori luogo che dubitate sulla sua sanità mentale. In realtà il r., di solito, è anche un finto tonto. Non si sa mai se ci fa o ci è. Anche la giornata più banale s’illumina, se il r. è rimasto a casa per malattia o in ferie. La funzione sociale dei r. è quindi quella di far capire quant’è bello il mondo senza di loro.

Il ritardatario

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Il r. arriva agli appuntamenti in ritardo. Quando è puntuale si ricorda all’ultimo minuto di qualcosa da fare e arriva lo stesso in ritardo. Se vanno a prenderlo a casa, entra e esce più volte fino a che non fa arrivare in ritardo anche chi è andato a prenderlo. Il r. non ha mai abbastanza tempo. Il tempo è suo nemico. Quando ha un po’ di tempo, fa in modo di perderlo. Se trova del tempo, lo ammazza nell’ozio, aspetta l’ultimo minuto, poi si ricorda di pulire il bagno oppure di stirare la camicia, e arriva in ritardo. Il r. non ama gli altri r. Se un r. fa aspettare un altro r., l’altro r. si arrabbia e gli dice che è sempre il solito r. L’opposto del r. è il puntuale. Se tutti fossero p. non esisterebbero r. Il r. ha una funzione sociale. Se non esistessero r. tutti sarebbero p. e, allora, con chi se la prederebbero i p.? Il r. non è un ritardato, anche se spesso ci assomiglia. Il r. si sveglia tardi. Il r. mangia in piedi. Il r. corre dietro l’autobus. Il r. entra al cinema sui titoli di testa, a volte su quelli di coda. Il r. fa una vita movimentata. Il r. è un artista che sa inventare ogni volta nuove scuse. Per essere r. bisogna impegnarsi, per questo molti smettono di esserlo quando diventano grandi.