Di(e)te la vostra

diete.jpgMi si chiede, e vi chiedo: pare che gli uomini acquistino fascino con l’età (vedi Sean Connery o Paolo Villaggio), per cui possono gozzovigliare tra tavoli e letti, senza temere il decadimento – che quando arriva, caso mai, è definitivo -, mentre per le donne, più l’età cresce, più devono stare attente a non perdere il loro, di fascino – semmai l’hanno avuto -, sottoponendosi alle più atroci torture a base di diete, cyclette all’ora di pranzo e sedute dal chirurgo (vedi Simona Ventura o Valeria Marini)? E’ vero o falso? Se è vero, perchè succede? Dove sta il trucco? E’ una compensazione della natura, per quegli anni in cui le donne sono belle solo per il fatto di esistere e gli uomini sono solo pieni di brufoli? Oppure è soltanto un’impressione e in realtà, con l’età, abbassandosi il livello di tolleranza (cioè, nel deserto che c’è, anche i brutti sembrano belli) ognuno se la racconta come meglio crede? Si accettano anche dimostrazioni chimiche (nota per la Iena).

L’amore al tempo delle macchine

Viaggi Prendiamo una bella macchina sportiva di grossa cilindrata. Mettiamoci dentro un giovane da poco patentato e accanto a lui una ragazza senza patente. Mettiamo la macchina su di una strada di montagna, stretta, male asfaltata e piena di curve; condizioni climatiche pessime con vento e pioggia battente. Il viaggio che faranno i due non sarà certo dei più piacevoli e se il ragazzo non avrà la testa per riconoscere i propri limiti potrebbe addirittura rivelarsi tragico. Alla seconda, se non alla prima, sbandata pericolosa la ragazza potrebbe chiedere di essere riportata a casa o, al primo centro abitato incontrato, imporsi per essere lasciata lì dove farsi andare a prendere, magari dall’ex fidanzato.
Prendiamo adesso una piccola utilitaria. Alla guida un esperto pilota di rally, accanto una vamp in cerca di emozioni. Mettiamo la macchinina su di una scorrevole autostrada a quattro corsie, tempo splendido e traffico pressoché nullo. Il viaggio di questi due potrebbe durare meno dei ragazzini in spider. Troppa la noia, lo stress da lentezza e mancanza di adrenalina. Al primo autogrill la bellona potrebbe chiedere un passaggio al primo personaggio anonimo in Mercedes fermatosi a fare benzina mentre il pilota, già nervoso per conto suo, se ne uscirebbe al casello per abbandonare l’auto e tornare a casa il più in fretta possibile, possibilmente su altre quattro ruote degne del suo pedigree.
Bene, tra queste due estremità immaginiamo tutte le variazioni possibili sullo stato dei personaggi, compreso il sesso della persona alla guida, sul tipo di mezzo, sulla strada e sulla situazione ambientale… auto veloce su strada veloce ma autista inesperto e passeggera paurosa. Auto lenta su strada statale molto trafficata, tempo da lupi, autista nella media ma passeggero rompicoglioni. Autista esperto con auto da rottamare a serio rischio guasto, su strada sterrata e accanto passeggera fuori di testa. E così via, senza limiti alla fantasia.
Visualizzate le possibili varianti, passiamo alla destinazione. In tutti questi viaggi c’è ovviamente una destinazione ma ai fini della valutazione del viaggio diventa quasi ininfluente. Spesso ciò che conta, alla fine, è il viaggio per arrivare in un posto, non il posto in se stesso. Se infatti non riusciamo a reggere ciò che sta tra la partenza e l’arrivo, se per esempio vomitiamo per ore su una strada di montagna, difficilmente per stare meglio ci accontenteremo di vedere il bel panorama promesso prima di partire. Per riprenderci dalla nausea vorremo molto di più e, forse, quel di più manco basterà. La vittoria è un attimo, è la strada che si è fatto per raggiungerla che si vive con molta più intensità.
Ora, se il viaggio può essere la migliore metafora della vita, possiamo allora immaginarlo anche a tappe. E se una di queste tappe, lunga a piacere, la facciamo insieme a qualcuno, a quel qualcuno che consideriamo la nostra o il nostro compagno, ecco che, metafora per metafora, abbiamo i nostri bei trasbordi automontati come immagine reale di tante, se non di tutte, le storie di coppia dell’umanità. Non ho scritto “storie d’amore” perché l’amore è uno dei componenti per la riuscita del viaggio ma non l’unico.
Partenza: non è un luogo ma il momento della vita dove ci si trova non appena si è concluso il tratto precedente con i suoi pendii e discese, temporali e nevicate, da soli o in compagnia.
Autista e passeggero: si può essere l’uno o l’altro. Nei casi migliori penso che la guida dovrebbe essere alternata, a volte per condividere il piacere di farlo, altre per sopportarne il peso e la fatica. Una coppia, in cui uno dei due, magari per arroganza, decide da solo velocità e tragitto oppure, per indolenza, si siede sempre sul sedile di destra, è destinata a fare poca strada.
Auto: è la storia in sé. All’inizio può essere piccola come una 500 e quindi è bene usarla per brevi tragitti, su buone strade e senza avere fretta. Inutile chiederle di portarci in capo al mondo in poco tempo, non lo può fare e basta. Durante il viaggio la macchina può, anzi, dovrebbe però trasformarsi in qualcosa di più. Si potrà così allungare il passo e raggiungere luoghi più distanti, possibilmente in sicurezza. E l’esperienza fatta sulla strada ci permetterà una migliore guida. Se invece per caso ci troviamo subito a bordo di una Ferrari (perché lei/lui sono troppo belli, e la notte scorsa è stata troppo magica, e intelligente come lei/lui non ho mai incontrato nessuno, ecc. ecc.) senza però avere le competenze per guidarla oppure senza aver visto se la strada davanti è buona oppure no e la meta è in un luogo fuori mano, rischiamo gravemente l’incidente. Se ci capita una Ferrari e non ci chiamiamo Schumi come un cane, meglio fare un giro e via…. Tra l’altro la Ferrari beve come un toro, e qui passiamo all’elemento successivo.
Carburante: sono i sentimenti. Potrebbe trattarsi di benzina super (tanta passione da bruciare subito) oppure di gasolio (duro da riscaldare ma più potente), l’importante è che ce ne sia sempre in abbondanza altrimenti la macchina rischierà di non partire nemmeno. Chiaramente dev’essere quello giusto, mettere della benzina verde in un diesel non è proprio il caso. Il padre di tutti i carburanti è ovviamente l’amore, nelle sue mille sfaccettature. Fonte quasi inesauribile e al tempo stesso potentissima, come l’energia atomica. E come l’atomica va gestita con molta cura. Ci si alimentano motori stellari ma si possono innescare anche esplosioni devastanti.
Strada e meteorologia: sono chiaramente le condizioni esterne. Sulla via qualche potere si ha, tipo quale strada prendere. Una volta presa però non possiamo cambiarla senza una pericolosa e perdente inversione a U oppure con un bivio che, spesso, non si riesce a vedere (magari per la nebbia) o non si vuol vedere (per la troppa foga a voler andare per forza dritti). Sulla strada si possono trovare punti di ristoro dove riposarsi ovvero lande assolate senza anima viva dove sarà impossibile fermarsi. Niente potrà essere invece fatto contro gli elementi della natura se non preoccuparsene per tempo equipaggiando la macchina a dovere dato che, prima o poi, uno o più temporali, una o più tempeste di neve, si incroceranno di sicuro.
Mappe: non sono altro che i consigli di chi ci è passato prima. Magari a volte servono, altre volte no. Comunque, averne una credibile a portata di mano non è male, un amico è sempre un amico.
Accessori: è tutto ciò che può servire a rendere il viaggio più piacevole possibile. E qui ci possiamo sbizzarrire tra aria condizionata, musica, sedili riscaldati, ecc. L’importante è non confondere gli optional con il mezzo che li ospita: una 500 con l’aria condizionata resta comunque una 500.
Arrivo: dovrebbe sempre essere il traguardo della tappa che ci si era prefissati, partenza per la successiva (conoscenza, frequentazione, approfondimento, convivenza, matrimonio, divorzio e così via…). Più spesso però è solo l’interruzione improvvisa del viaggio, di quel tratto di viaggio. Una fine apparsa dal nulla senza possibilità di negazione, causata da una foratura inaspettata in un luogo (momento) particolarmente delicato e difficile. Per l’esaurimento del carburante senza che ci si accorgesse prima del serbatoio quasi a secco. Infine per la perdita del compagno di viaggio a causa dell’incompatibilità, dell’eccesso o del difetto di partecipazione, della mancanza di attenzione, dello stile di guida troppo o troppo poco spericolato… Oppure per mille altri motivi.
In conclusione credo che per fare un buon viaggio ci vogliano calma; consapevolezza dei propri limiti, del mezzo e dei suoi limiti, della strada e dei suoi pericoli; attenzione alle condizioni atmosferiche e al serbatoio; cura della meccanica; pazienza per imparare a conoscere chi ci siede accanto e in qualsiasi momento potrebbe guidarci fuori dai guai in un posto bellissimo. O anche no.

Il sottotesto della conferenza stampa di Luca Toni

Con un altro dei potenti mezzi acquistati su Ebay (un rilevatore di onde sub sonore fabbricato a Forcella), siamo riusciti a decifrare il sottotesto della conferenza stampa di oggi del (l’ex) bomber della Fiorentina. Le parole dette in chiaro esprimevano una cosa ma quelle sottintese rivelano ben altre verità. Eccovi la sintesi.
“Sono venuto qua oggi perché mi ero stancato di stare al mare. Certo che a Firenze è proprio caldo. Quasi quasi faccio solo una chiacchierata con il mio Presidente e gli dico di comprare un ventilatore nuovo per la sala stampa. In questo periodo sono state dette tante cose ma non da me che dopo il mondiale mi sono rinchiuso in un monastero thailandese senza cellulare, internet e caramelle mentoliptus. Pensate, non sapevo neanche delle sentenze… ma davvero ci hanno dato 19 punti di penalizzazione? Accidenpolina che peccato!… va be’, tanto io l’anno prossimo giocherò da un’altra parte. Voglio solo parlare con il mio Presidente per dirgli che mi spiace davvero che l’anno prossimo la sua squadra non faccia la Champion’s… peccato davvero. Da quando sono nato non mi era mai capitato di ricevere l’offerta di 4 miseri milioni di euro all’anno per giocare a pallone! Vi rendete conto? E pensare che c’è gente che lavora per molto molto meno, incredibile. Comunque… voglio solo parlare con il mio Presidente per dirgli che, se vuole, metterò una parolina buona per lui e così invece di 25 milioni quel signore di Milano gliene darà anche 30. Ho vinto la Scarpa d’oro, il mondiale e il torneo di briscola nel monastero, per questo ho ricevuto molte offerte da squadre europee di briscola ma anche di calcio. Penso di meritare la Champion’s League ed essendo abbonato ad Astra Mese, è da aprile che so che la Fiorentina non l’avrebbe fatta. Voglio solo parlare con il mio Presidente così gli dirò di trovarsi un buon astrologo, gli sarà più utile dell’attuale A.D. che invece perde un sacco di tempo al telefono. Sono grato ai miei compagni che l’anno scorso hanno giocato per me e mi hanno permesso di vincere la classifica cannonieri. Come si dice: a buon rendere. Se accettano di fare un campionato anonimo per salvarsi dalla B solo perché hanno firmato un contratto o, addirittura, per rispetto della maglia e dei tifosi, sono affari loro. Io vado dove mi porta la tasca dalla parte del cuore. Voglio fare solo una chiacchierata con il mio Presidente così gli consiglierò di dire al D.G. di comprare giocatori un po’ più svegli e meno illusi… dei tipi che non credano in sentimenti fuori moda tipo onore, rispetto e riconoscenza. Vorrei sfruttare al massimo i pochi anni che mi restano di carriera per vincere qualcosa come ha fatto l’Inter quest’anno. Certo, con i bollini Esso sono buoni tutti ma meglio che niente, no? In realtà per vincere sarei pronto ad andare dappertutto fuorché all’Inter ma purtroppo è proprio il signor presidente di quella squadra che mi ha offerto la cifra che ho detto prima. Va be’… mi accontenterò. Mi piacerebbe solo parlare con il mio Presidente per chiedergli di comprendere un povero giovane di 29 anni in buona salute, ricco sfondato, frequentatore di belle donne, che desidera solo giocare al calcio… perché non mi capisce? Perché?!? Dal punto di vista umano chi, al posto mio, chi accetterebbe di giocare ancora a Firenze, dove ho solo vinto la classifica cannonieri con 31 gol, ho preso lo slancio per i mondiali e mi hanno trattato da Re, sì, ma senza darmi neanche un trono, uno scettro… un regno?!? Vorrei solo fare una chiacchierata con il mio Presidente per sapere se lui un regno ce l’ha, ecco. L’ho sentito dire in televisione che con me non vuole parlare, allora gli scriverò… non appena avrò finito il Cepu. Se poi lui mi dirà lo stesso che c’è un contratto da rispettare e devo restare qui per principio allora batterò forte i piedi per terra e mi metterò a urlare tanto tanto, oh! Poi dirò al signore di Milano di tirare fuori altri 5 milioni o anche 10, tanto quello ne ha bruciati così tanti che qualcuno in più non gli farà differenza. Per me sarebbe più facile restare a Firenze, tra l’altro qui c’ho casa da solo mentre a Milano mi toccherebbe andare a dormire dalla Valeria e allora addio sarabande… Parlerò solo con il mio Presidente e visto che lavora pure lui a Milano, gli chiederò se mi può dare qualche dritta per trovare un monolocale da 100 mq per i miei momenti di sano relax. Comunque… voglio giocare in una squadra di campioni e, assodato che a Firenze, senza offesa per nessuno, ci sono solo rape, dato che l’anno prossimo almeno due squadre vinceranno di sicuro, il problema sta solo ad indovinare quali saranno. Di certo non l’Inter ma la speranza, come si dice, morì. I tifosi viola? Chi?!? Ah sì, ho capito chi sono. Simpatici, davvero. Penso che siano contenti che io abbia giocato e vinto i mondiali senza mai citare neanche una volta il mio e loro club in difficoltà, che io abbia un sacco di soldi, che io abbia una top model come fidanzata e una Ferrari come utilitaria, che io sia tra i vip più richiesti per gli spot delle patatine, che io me ne freghi di loro e di tutti quelli che come loro mi danno da mangiare… ehm… no, di questo forse non sono contenti ma… che dire? Questa è la vita. Se mi riuscirà parlare con il mio Presidente gli dirò di tenerseli stretti, persone così ingenue e devote è difficile trovarle al giorno d’oggi. Beh, ora vi saluto e grazie per essere venuti così numerosi a sentire le bischerate che avevo da dire… certo che il calcio ne muove di fessi… Ciao e grazie ancora a tutti ma proprio tutti, eh. Lo dirò anche al mio Presidente.”

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