Firenze, vaghe riflesioni

demoneA volte, girando per Firenze, mi tornano in mente situazioni che, a seconda di come le rivivo, prendono la forma del mito o del rimpianto. Badate bene, non sono così vecchio da struggermi nei ricordi. Apro una parentesi sullo struggere e i ricordi. Perché nei ricordi ci si deve sempre e solo struggere? Forse perché non c’è nient’altro in cui ci si potrebbe struggere? E se il burro si strugge nel tegame e noi ci struggiamo nei ricordi, allora i ricordi sono un tegame? Va be’.. scusate la divagazione, forse un po’ vecchio, in fondo, lo sono. Dicevo, il mito. Oggi, per l’ennesima volta, sono passato per Por Santa Maria e sbucato all’angolo con via Vacchereccia ho rivisto e rivissuto Palazzo Vecchio così come lo vidi e vissi la prima volta che il mi’ babbo mi portò in centro. O meglio, come mi ricordo di quella che credo fosse la prima volta ma che in realtà, anzi, molto probabilmente, la prima volta non era. E’ un’emozione tale che solo un bambino può provare e, forse, un giapponese in gita premio. Mi chiedo quanti hanno questa stessa fortuna, non di sentirsi come un giapponese ma come un bambino sconvolto che, con la mano in quella del proprio padre, sta fermo ad osservare una cosa così grande, alta e magnifica (sì, proprio magnifica) come la facciata del Palazzo della Signoria che neanche nel Signore degli Anelli vi si può trovare una cosa simile. Ogni volta che esco da quell’angolo e mi giro, e non sto correndo da qualche parte, e alzo gli occhi verso la torre di Arnolfo che scagliata al cielo mi sembra dire, come allora, “bambino, io posso tutto!”, ogni volta, per un attimo, il cuore perde un battito. E capisco quanto sia stato fortunato a nascere in un posto così. Poi, di solito, appena il cuore riprende il ritmo, mi ricordo di cose che non c’entrano nulla come, ad esempio, il “trasporto”. Per chi non lo sa, il “trasporto”, a Firenze, oltre ad essere l’atto di spostare una o più cose o persone da un posto ad un altro, è anche, specificatamente, l’ultimo viaggio che ognuno di noi è destinato a fare su questa terra. Ora, non è che oggi mi sono venute a mente le esequie di qualcuno, ho solo notato che questa parola, con questo significato, è usata ormai da noi vecchi e basta. Oggigiorno infatti, nessuno va più al trasporto di qualcuno, vanno tutti a dei funerali. Nessuno va a desinare, ma in molti vanno ai brunch. La Fiorentina non gioca più al Comunale, ma all’ArtemioFranchi. Se la fortuna non mi arride (e qui aprirei un dibattito sull’arridere ma vi esento), non ho più lo sculo addosso ma la sfiga. Insomma, il cambiare dei tempi mi rende banale e dopo il mito mi fa provare il rimpianto per un mondo che non c’è più. Tutto questo in un minuto scarso.

Firenze, vaghe riflesioniultima modifica: 2006-10-04T10:00:00+02:00da luk4.p
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3 pensieri su “Firenze, vaghe riflesioni

  1. Che dire della maestosità del piazzale degli uffizi, con tutte quelle finestre che sorridono all’arte e alla storia. Tanti grandi occhi che ci osservano nella nostra piccolezza… E’ inebriante, come passeggiare in Via dei Neri, lontano dal caos o in qualche viuzza parallela a via calzaioli..
    Firenze è una magnifica città. Orgoglioso di essere fiorentino. Anch’io. Come te.
    A presto.
    Fox.

  2. LUCA SEI GRANDE ! QUANDO NARRI FIRENZE MI BATTE IL CUORE A BESTIA ( E NON ALL’ENNESIMA POTENZA)……. .

  3. Nell’umida sera piovosa di un quasi autunno ormai vicino al gelido inverno, ma forse più in un clima di fine estate,
    dove le foglie sono comunque gialle e cadono leggere in un erba ancora verde.
    Io, tu ed altra gente a fotografare conosciute facce all’ombra delle maestose pietre del Vecchio Palazzo.
    M.P.

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