La storia delle invenzioni – cap. I

IL TELEFONO
Tutti sanno che il telefono è stato inventato dal noto Antonio Meucci. Non molti sanno però cosa spinse il famoso scopritore a persistere tanto nella sua ricerca della trasmissione della voce per mezzo di un filo di rame. Per il giovane Antonio, impiegato come trovarobe nel teatro fiorentino della Pergola, era stato uno scherzo progettare un tubo per comunicare a voce tra locali diversi di uno stesso palazzo. Fu così che in quel teatro finalmente riuscirono a far scendere dai camerini gli attori giusti, al momento giusto, senza l’amante appresso. L’innovazione trovò soprattutto il favore del pubblico poiché ridusse la durata media delle messinscene dalle 15 alle 4 ore per spettacolo, tutti conclusi come da copione (Si raccontava allora di un memorabile “Otello” in cui il fazzoletto traditore era stato portato in scena quando Desdemona stava già esalando l’ultimo respiro. Pare che il Moro, preso alla sprovvista, in quella replica avesse motivato la propria ira con la scoperta di un ritratto a colori della fedifraga, nuda, visto su un calendario appeso nell’alloggio di Cassio). Dopo l’esperienza scenica, l’idealista Meucci incontrò però molti problemi quando cercò di allargare la rete dei possibili contatti audio. Sfruttando una delle poche linee di servizio già esistenti, l’acquedotto della capitale del Granducato di Toscana, l’intraprendente Antonio provò infatti a comunicare attraverso i tubi pieni d’acqua. L’operazione gli apparve subito vana anche perché, ogni volta che staccava la bocca dalla cannella, si allagava casa. Ma veniamo al quid, perché l’atletico Meucci voleva comunicare attraverso i tubi quando poteva benissimo usare la bicicletta? Anzitutto perché la bicicletta ancora non l’avevano inventata, poi perché il misterioso Antonio era, oltre che inventore ed elettricista (tra i primi nella storia a non emettere fattura, “così signora eh la risparmia sull’ivaaa!”), un compatriota affiliato alla fantomatica carboneria. Appare evidente, anche a noi moderni cospiratori del www, che andare in giro a portare messaggi segreti poteva essere molto periglioso. E’ noto che spesso i carbonari non si conoscevano neanche tra di loro, motivo per cui in molti venivano arrestati dalle guardie Granducali mentre, con il cilindro calato sugli occhi e un foglio arrotolato in mano, bisbigliando parole a mala pena comprensibili nell’orecchio del primo passante, chiedevano notizie sull’indirizzo del “tal dei tali patriota”. Dopo i tubi dell’acquedotto il testardo Meucci tentò allora con i fili dei panni che, tirati tra casa e casa, creavano un bandolo che abbracciava l’intera città. Anche questa volta però la soluzione non funzionò. Si mormora che le mutandone di lana, allora tanto di moda, una volta appese ad asciugare facessero disperdere gran parte della voce condotta dai fili su cui era stata immessa con un complicato marchingegno di ‘mbuti. Come spesso accade, fu il caso a venire incontro all’impaziente Antonio. Un giorno, mentre stava testando l’elettroshock, l’impavido Meucci, per sua buona sorte, rimase colpito da una scossa elettrica! Quale meraviglia, quando il rivoluzionario inventore si accorse che l’elettricità gli aveva portato, oltre ad una tachicardia presto rientrata, la voce sommessa della zia materna che nella stanza accanto, legata e attaccata agli elettrodi, lo stava maledicendo. Da lì in poi la ricerca fu tutta in discesa. Non altrettanto la registrazione del brevetto. Un idraulico di San Frediano (quartiere malfamato dove risiedeva a Firenze l’incauto Antonio) di nome Alessandro G. Campana, durante uno dei suoi interventi in casa dell’allagato Meucci, si era invero appropriato degli studi del benemerito patriota. Con quelli il furfante scappò in America dove, dopo aver cambiato nome, presentò regolare richiesta di registrazione del brevetto. In realtà, il vile Campana, non sapeva neanche avviare quell’oggetto che, si lamentava in privato, non aveva neanche un rubinetto. Ma tant’è, com’è risaputo la macchina giudiziaria yankee intervenne prontamente e dopo ben due equi processi, finalmente, i meriti dell’invenzione andarono tutti a tale Bell. Morto ricchissimo, soprattutto per aver creato i primi elettrostimolatori per palestrati, al postumo Meucci Antonio è stata poi riconosciuta l’opera svolta anche nella telefonia cosicché oggi molti istituti tecnici negli States si chiamano “School of science and technology – A.G. Bell -”.

La storia delle invenzioni – cap. Iultima modifica: 2006-06-29T01:35:00+02:00da luk4.p
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