Il barbone

 Il serbatoio della Mercedes esplose con un boato sordo. L’auto sobbalzò come se fosse stata strattonata dall’alto con una fune invisibile, quindi, avvolta dalle fiamme, si adagiò sui cerchi dei quattro pneumatici ormai distrutti. Dopo qualche secondo, la sagoma al posto di guida si accasciò sul volante.

Ritto, a distanza di sicurezza dalla carcassa, l’unico osservatore della scena attese che il rogo consumasse i resti dello sfortunato autista, quindi si voltò a guardare il corpo nudo di un uomo disteso ai suoi piedi. Con qualche sforzo lo trascinò per le braccia fino alla riva del fiume che, in piena, scorreva a pochi metri di distanza dallo spiazzo. Con una pedata fece rotolare il cadavere sull’argine, un attimo dopo l’acqua marrone l’aveva già ingoiato. La stessa fine fecero i vestiti e la videocamera che affondarono subito dopo infagottati in un cappotto.

Mentre dal cielo pesanti fiocchi di neve iniziavano a coprire la campagna circostante, l’uomo estrasse un cellulare dalla tasca e compose il 113. […]

(Il proseguo lo potete leggere su Pistoia in giallo)