Guardie e ladri, quadri: Ciuga e Gange

Dopo le meritate (credo) vacanze, riprendo a pubblicare le bellissime trasposizioni grafiche dei miei racconti, realizzate da Nora Buxareu. Il sesto quadro è…

Giuga e Gange

Ciuga e Gange

Il Ciuga sembrava non aver capito la domanda perché guardò la vincita senza aprire bocca. Poi reagì, improvviso:«A me mi sembra un incubo… mica ti vo’ mette’ a lavorare,vero?»
«Icché ti sembro rimbischerito?» replicò l’altro raccogliendo i gettoni.
«E allora icché tu vo’ fare?»
«Ancora unn’ho deciso.» Il Gange accese un’altra sigaretta e reinserì tutte le monete nella macchina. «C’ho du’ òscions…»
«Du’ che?»
«Òscions, opzioni, du’ possibilità.»
«E cioè?»
«O finanziere o politico», concluse il Gange con enfasi, espirando il fumo.
Il Ciuga rimase a bocca aperta.
Nella sala principale qualcuno gridò: «Oreste, gira!»
[…]

Chi sono questi due? Da dove vengono? Dove vanno? E perché ci vanno? E Oreste? Icché de’e girare?!?

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Buona lettura.

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Una recensione coi fiocchi

stilo_2563.jpg“Ok, lo ammetto, sono di parte. Conosco l’autore, e avevo avuto modo di apprezzare la sua creatività e forza di immaginazione, anche se in campi diversi dalla scrittura. In più, ha un’esperienza nel settore della giustizia, di cui non è possibile non accorgersi leggendo la raccolta.
Infatti è proprio la giustizia il filo conduttore di questi racconti diversissimi per trame, caratterizzazione dei personaggi, ambientazioni, colori, emozioni, registri. La giustizia declinata in tutte le sue possibili angolazioni, in tutti i suoi significati storici, politici e morali, da quello più elevato a quello più spicciolo e farsesco. Chi ama davvero il diritto del resto sa che esso ha mille sfaccettature, pur tendendo verso lo stesso, unico fine da millenni: la ricerca della verità.
Quindi in questi racconti c’è la tenacia di chi cerca quotidianamente di far luce sulle storie più improbabili e apparentemente intricate (Stalkers), e c’è il sogno ingenuo dei simpatici delinquentelli Ciuga e Gange, che affascinati dai fatti di cronaca costruiscono castelli in aria su un futuro criminale ad alto livello: se c’è stata la P2, la P3, la P4, perchè non può esserci anche la pi cinque? Ci sono poi i racconti più spiccatamente” gialli”, quelli, per intendersi, in cui l’obiettivo del lettore è individuare il colpevole: nel caso del “Concerto per balletto” (racconto originalissimo) a questa ricerca si accompagna una piacevolissima cadenza musicale, e nel caso de “Il rovescio è servito”, invece, ci sono degli intermezzi “mangerecci” ironici e fantasiosi.
C’è anche lo zelo dello sgangherato Ispettore Vegliardi, protagonista di due racconti surreali in cui è davvero difficile riuscire a capire quale sia il punto di vista da cui guardare le assurde vicende. Forse, come al solito, la cosa migliore è immergersi e provare a guardare le cose dal punto di vista dell’improbabile Vegliardi, anche se sembra di guardare un film 3d senza occhialini.
Ma la giustizia non è sempre divertente, e il clima non è sempre quello surreale di Vegliardi o quello, tutto sommato familiare, dei piccoli paesi di montagna. Del resto, proprio in questi piccoli paesi si sono consumate stragi sanguinose e troppo spesso dimenticate, come quella di Vallucciole che mi tocca da vicino, perché conosco i luoghi, come tutti i toscani, e perché i temi della Resistenza mi sono cari. Per forza di cose, quindi, “Camerati” è il mio racconto preferito. Ho immaginato Altero (e quale nome migliore per un ex fascista?) mentre sale la scalinata di San Miniato, con il viso rivolto a un sole primaverile ancora acerbo ma ricco di promesse e speranze, e una rinnovata voglia di vivere nelle gambe, nelle mani. Salire la scalinata è come salire il patibolo, e lui lo sa, ma il senso di libertà che lo anima è più alto di qualsiasi altra cosa abbia mai provato, e per la prima volta in decenni sente qualcosa dentro di sé sciogliersi, renderlo leggero come l’aria che respira, dissipare anni di polverose e inquiete riflessioni, di tormenti e garbugli. Ed ho immaginato le pur non raccontate lacrime del vecchio partigiano che leggerà la lettera. Anche lui si sentirà meno solo, e una volta tanto, la Giustizia della storia sarà fatta.
La raccolta dà poi spazio a tante altre voci spesso inascoltate: ci sono quelle di chi combatte contro una gerarchia sociale difficile da sovvertire nelle aule di tribunale. Penso all’amaro “L’appello”: quale destino ha un popolo che non crede alle istituzioni?. Ma ci sono anche nemici ancora più pericolosi perché invisibili, intoccabili, impunibili e impuniti, punte di iceberg contro cui la nostra frustrazione si scontra così spesso da farci, quasi tutti, cadere nella disillusione, nella rassegnazione (“Progetto Galileo” e soprattutto “Ordine pubblico”). La resistenza a questa apatia è un dovere che pochi si sentono di assolvere, e a cui tanti rinunciano prima ancora di aver cominciato..
Ultima cosa prima di chiudere. In tutti i racconti sembra di immergersi nella realtà narrata, le “scene” sono nitide e precise, pur senza essere descritte nei dettagli, a volte sembra di sfiorare certe immagini, come (uno su tutti) il vestito di seta verde scuro di Azadeh mentre si prepara prima di uscire, il fruscio che fa in una casa in cui lei, e lo si comprende bene ma non si sa come, è estranea. Ma nell’ultimo racconto, che secondo me è pazzesco, si va oltre, perché ciò che si immagina è un tumulto interiore, sensazioni di infinita angoscia che si riflettono all’esterno, nell’autostrada deserta e buia, nell’autogrill abbandonato, nei cartelli stradali che indicano destinazioni irreali. Mi ha fatto venire in mente la scena in macchina di “Lost Highway” di David Lynch, una discesa allucinatoria nell’inferno da cui non si riesce a staccare gli occhi fino alla fine. E, visto che è uno dei miei film preferiti, ho decisamente detto tutto.”

Cosa mai potrei aggiungere?

Grazie, Betta.

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Guardie e ladri, quadri: SMS

Il quinto quadro di Nora Buxareu ispirato dai racconti.

Short Message System

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Fatti pochi metri sul viale principale, fu affiancata da una moto con un poliziotto che la guardò. Claudia trattenne il respiro, Cazzo vuole questo adesso?
Proseguirono la marcia affiancati per qualche metro poi l’agente si passò la mano sinistra in tralice sul busto e gridò: «Si allacci la cintura.»
Nello stesso istante dalla borsa uscì soffocato il solito suono.
Simulando un’espressione di sbadataggine, Claudia sorrise e si legò ben bene alla Cooper. Fatti pochi metri, non appena l’agente e il suo collega che gli era comparso accanto furono ingoiati dal traffico, accostò e prese il cellulare.
Finalmente sorrise convinta. L’SMS era il più corto e il più bello del pomeriggio.
[…]

Chi è Claudia? Quale SMS? Chi glielo ha mandato? Perché? Ma soprattutto, come?!?

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Guardie e ladri, quadri: Sincronismi

Il quarto quadro di Nora Buxareu ispirato dai racconti.

Sincronismi

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«Buonasera, ispettore Mulini», mi accolse il capo pattuglia della volante di zona, un agente precisino con la divisa impeccabile.
«Il corpo è sull’ambulanza, purtroppo non c’è stato nulla da fare.»
«Rottura del collo?» gli domandai.
«Forse.»
«Come forse?»
«Forse l’uomo si è anche rotto l’osso del collo», rispose il sapientone.
«Spiegati» ordinai.
«Che si tratti di un suicidio non sembrerebbero esserci dubbi. Abbiamo trovato un biglietto d’addio sgrammaticato e dal palazzo di fronte un testimone ha visto l’uomo arrampicarsi sul parapetto e gettarsi nel vuoto alle venti in punto, c’era la sigla d’apertura del TG1, ha detto.»
«Il TG1 fa davvero schifo», considerai, «chissà quanti morti ci vorranno ancora prima che cambino il direttore. Alla Rai se la prendono sempre comoda…»
«Non credo che il TG1 c’entri», proseguì il perfettivo, «il problema è un altro.»
«Quale?»
[…]

Quale????

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Buona la prima

La prima uscita di presentazione è andato molto, molto bene. Grazie alla Feltrinelli per lo spazio, molto suggestivo e simbolico. Grazie a Maurizio Gori per l’impeccabile e riuscita presentazione. Grazie a Margherita, alle Edizioni La Gru e a Francesca Zannella che, ognuno con la propria enorme fetta di merito, hanno permesso tutto questo. Infine, last but not least, un enorme grazie a tutti i partecipanti, così tanti che sembrava di essere a un matrimonio con il suo bell’effetto sorpresa e l’occasione di rivedere, dopo anni, l’antico amico…
grazie davvero a tutti.

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L’intervista

intoscana.itEcco l’introduzione all’intervista realizzata con Simona Bellocci, che ringrazio sinceramente, per Intoscana.it


Pagnini racconta “Guardie e ladri” La scrittura? Un lettino d’analisi


L’intervista allo scrittore fiorentino che ci presenta il suo libro. 15 racconti tra il giallo, il poliziesco e un viaggio introspettivo nella realtà, tra bene e male

di Simona Bellocci


“Guardie e Ladri” è l’ultimo libro del fiorentino Luca Pagnini, da vent’anni in Polizia ma con la passione per la letteratura. Lui stesso ci racconta che la scrittura ha sempre rappresentato un po’ una cura per l’anima: “La penna è stata un po’ il mio lettino d’analisi e la poesia il mio analista” – ci confessa in questa intervista. “Guardie e ladri” è un libro di 15 racconti, a metà tra il giallo e il poliziesco ma che affonda poi, seguendo le storie dei personaggi, nell’aspetto psicologico, interiore. Quel che ne esce è un viaggio nell’anima di chi difende la giustizia e di chi – invece – la calpesta. Anche se – come in tutte le cose della vita – è sempre difficile distinguere il bianco e il nero, il bene dal male e qui, Pagnini, riesce a stupire con le sue storie, mai scontate.

Leggi l’intervista qui

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Guardie e ladri, quadri: Ordine pubblico

Ecco la seconda “idea” di Nora Buxareu.

Ordine pubblico

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 Da quando sul lungotevere Marzio la situazione era precipitata, intorno avevamo più fotoreporter e cameraman che sbirri. Scansando una macchina fotografica dietro l’altra iniziai a cercare Fabio dove ero certa fosse, al centro del disordine.

 Lo trovai con Josif che guardava bruciare uno dei furgoni in via del Corso. Appena gli fui accanto, alle nostre spalle, da via Brunetti, comparve un drappello di sbirri incazzati neri.

Eravamo in trappola. […]

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Guardie e ladri, quadri: Il libro bianco

Ecco come Nora Buxareu ha “rivisto” alcuni dei racconti.

Il libro bianco

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 «Che devi fare al buio?» domandò allora Zanobetti, con un tono da educanda.

«Vedrai», rispose l’altro risoluto, poi frugò nella sua valigia e tirò fuori un paio di occhiali con delle spesse lenti verdi che indossò. Un paio identico lo dette all’impiegata, ancora in trance.

«Guardi, Passamano, lo vede ora?» chiese Vegliardi, dopo aver acceso una lampada arancione che accostò allo scaffale.

«No», abbozzò quella stringendo le palpebre e piegando di lato la testa per vedere ciò che non vedeva, «Non vedo nulla.»

«Infatti!» affermò entusiasta Vegliardi, «È qui che l’essere barbuto ha cercato il libro bianco, stamattina. Non c’era, non l’ha trovato e ora non ce n’è traccia», terminò fiero.

Tutti i poliziotti annuirono. La bibliotecaria invece sospettò di essere finita in un programma televisivo e, guardandosi intorno con gli occhiali verdi, cercò le telecamere nascoste. […]

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