Ci (calcio)scommettiamo?

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La polizia a Coverciano nel ritiro della Nazionale: rintracciati alcuni calciatori.

Perquisizione in casa Conte: arrestata la caduta dei capelli.

Il campionato di calcio è così compromesso che il prossimo anno sarà guidato da un tecnico: Johnny Hooker.

Caso Conte, a Siena sono allibiti: “Ma per quale contrada correva?”

Da oggi, a Regina Coeli l’ora d’aria durerà 90 minuti, suddivisa in due tempi di 45.

Il prossimo campionato non sarà più trasmesso da Sky, ma da Snai.

Mauri ha tentato l’ultima fuga sulla fascia, poi il secondino l’ha raggiunto.

Conte rischia l’esonero: non aveva il permesso di rubare in casa d’altri.

Nel prossimo campionato ogni domenica ci sarà una partita regolare, premi a chi indovina quale.

Buffon: “L’avevo detto io che era tutto normale. Chi di voi copre la scommessa?”

Dal prossimo campionato ogni squadra potrà fare quattro cambi, basterà presentare domanda al Magistrato di Sorveglianza.

Abete: “L’anno prossimo in serie A giocheranno solo calciatori di specchiata onestà, tutti i genitori hanno già firmato i nulla osta”.

La squadra carcerati ammessa alla Lega Pro per meriti sul campo.

Formigoni: “Io non c’entro nulla, ma controllerò la mia agenda. E comuqnue non so neanche come si fa a scommettere, vero Daccò?”

Astisti

images?q=tbn:ANd9GcQkcvAVjDIinr6m-oEuniuLuK3RMt-QA4leFxhBu82_dqa4mbJxNel loft adibito a galleria d’arte, la squadra dell’ispettore Vegliardi entrò schierata come le Charlie’s Angels. La scena del crimine era già stata isolata dagli agenti del 113 accorsi alla chiamata del famoso gallerista Soffioni, adesso toccava a loro, alla Polizia Scientifica, trovare le prove.
Pignolo, poliglotta, esperto in geologia, entomologia e numismatica dei Celti, dopo gli ultimi fallimenti, Vegliardi contava molto su quel caso. Ne va della mia autostima, pensò, prima di fermare i suoi due subordinati con un gesto.
«Ragazzi, calma!» gridò. «Seguiamo il protocollo per filo e per segno. Pica, tiralo fuori».
«Cosa, boss?» chiese arrossendo l’agente molto alta e molto bionda in top, minigonna e tacco dodici, impegnata a tenere con entrambe le mani la valigia con l’equipaggiamento.
«Il protocollo».
«Ehm, veramente l’ho lasciato in ufficio, devo tornare a prenderlo, boss?»
«Sei inaffidabile, Pica, e lo sai che non sopporto l’inaffidabilità. Da quando ti sei rifatta il seno non sei più la stessa. Avevo detto che non ci saremmo più spinti all’esterno senza il protocollo, come faccio a copiare tutte le mosse che hanno reso famoso Grissom?»
«Non lo so», rispose la giovane agente sbattendo le folte ciglia.
Ammirata da tutti gli uomini della Questura per le sue mani affusolate e lisce, tranne Vegliardi nessun altro sapeva che Angela Pica vantava tre distinte lauree in psicologia, zoologia e letteratura, conseguite con tesi approfondite su: “L’interpretazione dei sogni secondo la Smorfia”, “La depressione nei gatti in amore”, “Lettere d’addio moderne”. Arruolata grazie allo zio, usciere al Ministero dell’Interno, l’agente Pica era la profiler del gruppo. Ancora lei non aveva capito bene in cosa consistesse il suo incarico, però il nome le piaceva.
«Possibile che ti intenda solo di fusa ed estrazioni del lotto?»
«Mi scusi, boss», mugolò la donna.
«Io un’idea ce l’avrei», intervenne bisbigliando il secondo agente.
Vincenzo Porro era un cervellone autodidatta con il corpo di un sollevatore di pesi. Esperto in svariate discipline, dall’informatica zen al giardinaggio bonsai, difettava in auto-considerazione, intuizione e praticità.
«Dì», lo esortò Vegliardi.
«Potremmo collegarci alla rete Wi-Fi del Comune, accedere a internet e da lì contattare il server di Roma; entrare nella directory della Questura, switchare il firewall e ridefinire i confini dei frame nella sub del nostro ufficio. A quel punto filtriamo i file con una programmino in Cobol che posso editare in pochi minuti, cerchiamo i punto doc e i punto rtf, scartiamo quelli che sono stati modificati di recente, zippiamo e…»
«Va bene, Porro. Pica, chiama l’ufficio e fatti mandare il protocollo via mail, sul mio Ipad».
«Su cosa?»
«Sul tablet».
L’espressione della ragazza fu eloquente.
«Lascia stare, li chiama Porro, tu esci e portami qui il proprietario della galleria».
«Era quello alto, vestito di verde, vero?»
«Sì».
«Vado subito, boss».
«Tu, Porro, telefona e poi inizia a rilevare le tracce. Non ti far scappare nulla, neanche un pelo».
«Sì, ispettore, ma se di peli non ne trovo?» chiese Porro abbassando la voce fino a un sussurro.
«Li compri!»
«Dove?»
«Da un parrucchiere».
«Da un parrucchiere?»
«Sveglia, Porro! Qui, sarà pieno di peli! Ora basta chiacchiere, lo sai che non sopporto le chiacchiere. Al lavoro!»
Mentre l’agente imbastiva un’articolata spiegazione telefonica sul metodo migliore per inviare documenti via web, Vegliardi si fece un’idea del luogo. Il loft era un grande rettangolo, molto grande, Almeno trecento metri quadri, anche trecentodue, con le colonne di sostegno in cemento armato trasformate in appoggi per le sculture in esposizione. Sul lato più lungo di destra vi erano delle grandi finestre affacciate sul parco in cui era immerso l’edificio, la parete di sinistra invece era costellata di quadri; sullo sfondo, all’opposto dell’ingresso, spiccava una porta verde. Percossi pochi metri, l’ispettore notò un biglietto colorato appoggiato alla prima opera in esposizione dal titolo “La pausa di Cupido” di Terry Filante: un secchio di metallo pieno di corte frecce messo sopra un cuscino. Dopo un momento di esitazione, Vegliardi raccolse il cartoncino e vide che era l’invito per una festa di compleanno, sul cui dorso qualcuno aveva scritto “До свидания Ирины…” con calligrafia svolazzante. Do svidaniya Iriny, che c’entra questo con Cupido? Mah.
Il picchiettio ritmato dei tacchi sul pavimento lucidato a specchio anticipò il ritorno di Pica. (continua)

– il resto lo potrete leggere presto su carta –

Raccontami o Liva…

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Il rovescio è servito

1. La spesa

La foschia emersa dalla campagna con i primi raggi di sole stava già svanendo quando Saverio, allegro per quel giugno così promettente, uscì dal negozio per sistemare davanti alla vetrina le cassette con la frutta fischiettando il motivo che stava sentendo con l’Ipod.
Il montanaro gli comparve accanto alla solita maniera, come se sbucasse da un foro spazio temporale collocato proprio di fianco all’ingresso del fruttivendolo.
«Buongiorno».
«Buondì», rispose Saverio dopo un attimo di sorpresa impiegato a liberarsi gli orecchi.
Di un’età indefinibile per colpa della folta barba rossiccia che copriva il volto fino a metà zigomi, anche l’aspetto dell’uomo era sempre lo stesso: capelli castani lisci raccolti in una lunga coda; cappello nero tirato fin sulla fronte; giacca e pantaloni di fustagno che dovevano avere anni; scarponi di poco più giovani.
Ma non cambia mai questo?, pensò l’ortolano, quindi, indicando il paniere che l’altro teneva appeso all’avambraccio sinistro, chiese: «Funghi?»
L’uomo non rispose, ma lento alzò la frasca di castagno, che fungeva da coperchio, e svelò una nidiata di porcini talmente perfetti da sembrare finti.
«Accidenti che…» si trattenne Saverio, poi ricordò che quel tipo non aveva mai discusso sul prezzo, nemmeno una volta, e si rilassò. I funghi profumavano come se fossero stati appena colti; al tocco erano sodi come sassi.
«Belli, davvero belli. E sani. Dove li hai trovati?»
«Valbruna».
«In Valbruna? Sono anni che nessuno mi porta un fungo trovato lì, bravo… Quanti sono?»
«Quasi tre chili».
«Pochi, peccato, funghi così sono rari. Facciamo trenta per tutti?»
Il montanaro rifletté un paio di secondi, dopodiché annuì quasi impercettibile con il mento e offrì il paniere. Tre minuti più tardi era di nuovo scomparso nel suo universo parallelo.
Saverio mise da parte due funghi tra i meno appariscenti, Oggi frittino!, e dispose gli altri nella cassetta più esterna della sua esposizione di frutta e verdura, infine scrisse “30 euro al kg” su un cartoncino che incastrò tra le cappelle castano scuro.
Alle dieci la cassetta era già vuota. (continua)

 

Il resto sarà “servito” su carta 🙂