La guerra di dietro

Un altro raccontino nè horror, nè noir, nè pulp, nè (finalmente).

Se potete (e volete) commentate qui, thanks.

La nostra speranza

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Dulce et decorum est
Bent double, like old beggars under sacks,
Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge,
Till on the haunting flares we turned our backs,
And towards our distant rest began to trudge.
Men marched asleep. Many had lost their boots,
But limped on, blood-shod. All went lame, all blind;
Drunk with fatigue; deaf even to the hoots
Of gas-shells dropping softly behind.

Gas! Gas! Quick, boys! An ecstasy of fumbling,
Fitting the clumsy helmets just in time,
But someone still was yelling out and stumbling
And floundering like a man in fire or lime.
Dim through the misty panes and thick green light,
As under a green sea, I saw him drowning.
In all my dreams, before my helpless sight,
He plunges at me, guttering, choking, drowning.

If in some smothering dreams, you too could pace
Behind the wagon that we flung him in.
And watch the white eyes writhing in his face,
His hanging face, like a devil’s sick of sin;
If you could hear, at every jolt, the blood
Come gargling from the froth-corrupted lungs,
Obscene as cancer, bitter as the cud
Of vile, incurable sores on innocent tongues,
My friend, you would not tell with such high zest
To children ardent for some desperate glory,
The old Lie: Dulce et decorum est
Pro patria mori
.

Amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore

a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,

la vecchia Menzogna: Dulce et decorum est

Pro patria mori*.

 

(*E’ dolce e decoroso

morire per la tua Patria)


Ominicchi

Condivido talmente il pensiero qui sotto, che non posso che copiaincollarlo. Buona domenica.

“Il calcio è come la vita. E ognuno gioca la sua partita a modo proprio. Io me la gioco sempre da uomo, per questo posso guardare tutti in faccia. Non sono infallibile. Ma sicuro di me, quello sì. Per qualcuno anche troppo. Problemi suoi. Se faccio o dico una cosa è perché ci credo fino in fondo: se vuoi convincere qualcuno delle tue idee il primo a crederci davvero devi essere tu, altrimenti sei solo un quaquaraquà. Io non recito, non sono un fasullo, né un ipocrita, categorie che tengo a debita distanza. Ci metto sempre la faccia, senza paura. Ho una personalità forte, sono serbo dalla testa ai piedi, con i pregi e difetti del mio popolo orgoglioso. Ma so anche ammettere gli errori, so chiedere scusa e accetto sempre il confronto, su tutto. Si tratti di pallone o di temi più controversi come la guerra nella ex Jugoslavia. Le opinioni possono essere diverse, ma il rispetto non dovrebbe mai mancare. E prima di tranciare giudizi su una persona, come è stato fatto su di me, bisognerebbe conoscerne almeno un po’ la storia. Non porgo facilmente l’altra guancia, è vero. E dico sì al fair play, però fino a un certo punto. Ho un caratteraccio? No, ho carattere. Ma spesso per molti diventa sinonimo di caratteraccio. È il destino di tanti leader: se hai responsabilità e prendi decisioni non puoi piacere a tutti. Poi c’è l’invidia, che è il sentimento tipico degli ‘‘ominicchi’’, quelli che puntano il dito ma non hanno le palle per fare quello che fai tu. Io non sono mai stato invidioso, vado per la mia strada. Chi mi conosce sa che so essere dolce e tranquillo, ma a chi pensa di approfittarsi dico che con me casca male perché anche fare lo stronzo mi riesce facilissimo. Sciascia ne Il giorno della Civetta divideva la varia umanità in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. E nel mondo del calcio è la stessa cosa. Perché, te l’ho detto, il calcio è come la vita. E ognuno gioca la sua partita a modo suo.” Sinisa Mihajlovic

(fonte Corriere Fiorentino)