Portogallo? Portaicchètipare, ma vieni presto!

P8131172.JPGPorto e Lisbona, più altre 24 tra cittadine e paesi di grandezza variabile. Otto castelli, quattro fortezze, sei cattedrali, tre conventi e innumerevoli chiostri. Dodici hotel, diciannove ristoranti. Tanti bar e caffè. Mulini, fari e il punto più a ovest del continente. Millequattrocento chilometri in auto, tantissimi a piedi. Numeri per un’idea del pezzo di mondo girato e assaggiato in 19 giorni. Bellissimo. Unica nota dolente: l’aereo per il rientro prenotato per il giorno precedente a Sporting-Fiorentina… il cambiamento di programma meno caro sarebbe costato solo 400 euro… vi lascio immaginare il dramma… Comunque, alcuni brevi appunti pratici per chi non c’è mai stato: a- il pane e il caffè sono come i nostri, anzi, per quanto riguarda i caffè, meglio, visto che qui ogni tanto (più tanto che ogni) troviamo un bar dove lo fanno da schifo, mentre là non è successo neanche una volta; b- se possibile, nei ristoranti ordinate le mezze porzioni, v’assicuro che anche quelle mezze bastano pure per due. La cucina è un po’ monotona (per noi italotoscani abituati), ma è ottima; c- là è penisola iberica ma non è Spagna, quindi, escluso Porto e Lisbona, per cena bisogna muoversi per tempo perchè dopo le 22 si rischia di non mangiare; d- gli hotel a tre stelle sono ottimi e hanno prezzi da una in Italia, fate voi; e- quasi nessuno parla italiano, ma tutti s’impegnano per spiegarsi e capire. Alla fine la lingua più parlata è quella usata da Manu Chao, un misto di angloportoitalofrancoespano che sa tanto di arcobaleno; e- i mezzi pubblici sono efficentissimi ed economici, dal treno ai bus, dai taxi alla metro… per capirsi, l’opposto che in Italia; f- si paga per vedere quasi tutto, ma ogni luogo è tenuto così bene e i prezzi sono talmente bassi, che fa quasi piacere pagare (e non ditemi che loro fanno i portoghesi perchè non è vero :).  Bene, mi pare abbastanza, per il resto auguro a tutti di poterci andare da soli e controllare se ho scritto qualche bischerata. Qui a lato trovate un breve riassunto fotografico del viaggio (copyright mio), buona visione.

Ah, tornato in Italia ho trovato, ovviamente, il solito casino, ma di questo parlerò un’altra volta.

Scusate se insisto…

500polizia161.jpgGiusto per ribadire come stanno andando le cose in Italia…

SIULP – Segreteria Provinciale di Firenze

COMUNICATO STAMPA
Militari a Firenze:: la panacea di tutti i mali!!
Stasera “finalmente”, i militari inizieranno il loro servizio di vigilanza agli obiettivi sensibili loro assegnati: Sinagoga e Consolato Americano. Nei giorni scorsi, il Siulp fiorentino, aveva denunciato come l’arrivo degli 81 militari in città sarebbe servito a recuperare, a giorni alterni, 12 poliziotti. Oggi apprendiamo le modalità operative di impiego dei militari e scopriamo che, la beffa è ancora maggiore di quella che avevamo denunciato! Infatti, a giorni alterni – con impiego un giorno di Poliziotti ed un giorno di Carabinieri, una pattuglia h.24 farà la spola tra Sinagoga e Consolato Americano per accertarsi che tutto sia regolare e quindi, in sostanza, per controllare l’incolumità di coloro che sono predisposti a vigilare quegli obiettivi! Il faraonico progetto, quindi, panacea per il contrasto alla criminalità fiorentina, consentirà – e lo apprendiamo solo oggi – di recuperare “ben” 4 poliziotti a giorni alterni!! 81 uomini dell’esercito a fronte di 4 poliziotti a giorni alterni. Il Siulp fiorentino ritiene “offensivo” per l’intelligenza dei cittadini ciò che si vuole “vendere” come un grande risultato in termini di sicurezza per la città, ma ancor più ritiene offensivo per i poliziotti il servizio cui saranno destinati già da stasera. L’ennesimo “flop” del decreto sicurezza, quindi, in tutta la sua maestosità viene servito su un piatto d’argento alla cittadinanza fiorentina che, esausta, pochi giorni fa appendeva in San Lorenzo cartelli del tenore “più potere alla polizia o ci pensiamo noi”. I poliziotti fiorentini, che oltre che poliziotti sono cittadini di questo comune, rimangono attoniti dal perseverare di “slogan” che si continuano a fare intorno alla sicurezza. Ancora una volta, il Siulp fiorentino, invita tutti gli Amministratori e politici locali a intraprendere un percorso serio e possibilmente congiunto, finalizzato alla vera tutela dei fiorentini, percorso che va nella unica direzione seria, ossia quella di richiedere a gran voce al Dipartimento della Pubblica Sicurezza l’assegnazione di un maggior numero di Poliziotti e di risorse da destinare a questa città: “la sicurezza non è ne di destra ne di sinistra, è un bene da preservare ad ogni costo”, sarebbe ora che qualcuno iniziasse a capirlo! Laddove riscontreremo che sulla pelle dei Poliziotti si vogliono continuare a coniare “slogan”, con tutta la forza che contraddistingue il Siulp fiorentino, bloccheremo tutte le attività straordinarie della Polizia di Stato a Firenze iniziando una dura serie di verifiche sul rispetto delle normative che disciplinano la vita professionale dei poliziotti. Firenze, 10 agosto 2009 – Siulp Firenze – Il Segretario Generale

Siamo uomini o caporali?

Interrompo l’astensione da vacanze solo per un copia e incolla a cui sono particolarmente interessato, perchè poi nessuno possa dire “io non lo sapevo”. Quindi, mi ridileguo.


ansa93369450312162221_big.jpgPubblica insicurezza

Ci sono due parole che irritano profondamente i poliziotti italiani. La prima è ‘ronde’: le cosiddette associazioni di volontari per la sicurezza. Quelle tanto apprezzate dal ministero dell’Interno, e che stanno per pattugliare le nostre città (sperando non finisca sempre come a Massa, dove lo scorso 26 luglio una ronda di destra e una di sinistra si sono a prese a pugni e seggiolate). La seconda parola sgradita, invece, è ‘militari’. Almeno quelli utilizzati, da circa un anno, per arginare la delinquenza urbana. Secondo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è merito loro se in certi quartieri i reati sono diminuiti del 40 per cento. Al contrario, i poliziotti li considerano “perfetti in guerra ma non nell’ordine pubblico”. E, per giunta, ironizzano, “dobbiamo fargli da balia”.

Polemiche su polemiche. È questa la quotidianità degli agenti di pubblica sicurezza. Si dicono dimenticati. Stanchi. Avviliti. E delusi, soprattutto. Come il graduato che parla a ruota libera nei 40 gradi della Palermo estiva. Scuote la testa e spiega come, nel disinteresse generale, sono costretti a lavorare i colleghi che scortano Maria Falcone, sorella dell’icona antimafia Giovanni e divulgatrice della legalità nelle scuole. “Alla signora spetta una protezione di terzo livello, cioè una Lancia K blindata con due uomini armati a bordo”, dice, “ma questo non basta a garantirne la sicurezza”. Oltre alla minaccia delle cosche, infatti, “c’è da combattere la drammatica condizione del nostro parco automobili”. Di recente, ad esempio, “la macchina di Maria Falcone non ce l’ha fatta a uscire dal deposito della caserma: perdeva potenza”. E quando è stata sostituita da un’altra vettura, quello stesso giorno, è finita ancora peggio: “Di colpo, lungo la strada, si è rotta l’aria condizionata e si sono bloccati i finestrini, trasformando l’abitacolo in un forno e obbligando la scorta a chiedere rinforzi”.
“Assurdo ma frequente”, confermano altri agenti. Lo sa bene il magistrato Anna Maria Palma, capo di gabinetto alla Presidenza del Senato, che si è trovata con l’auto della scorta inchiodata sulla Palermo-Messina. E altrettanto bene lo sa il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, i cui uomini di protezione hanno dovuto muoversi – causa assenza fondi- anche su una vecchia Punto senza blindatura. “Episodi che altrove farebbero scandalo, mentre in Italia sono diventati normali”, dice Felice Romano, segretario generale del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia): “Ormai la pubblica sicurezza è allo stremo in ogni parte d’Italia e su ogni fronte operativo: dalle scorte all’antidroga, dai commissariati di zona alle squadre volanti”. Non a caso. Sul tavolo, il capo del Siulp ha le carte dei tagli che il governo ha riservato alle forze dell’ordine. Cifre paurose, quando si arriva al capitolo polizia di Stato: 263 milioni 497 mila euro cancellati nel 2009. Altri 283 milioni levati nel 2010. Ulteriori 492 milioni 726 mila euro eliminati nel 2011. Unica voce incoraggiante, i 100 milioni destinati alle polizie comunali, che sono un niente rispetto ai complessivi 3 miliardi e mezzo tagliati al comparto Sicurezza e difesa. Morale: da un lato “l’opinione pubblica viene stordita con gli effetti speciali”, denuncia il sindacato Uilps, dall’altro si “trascura la gestione ordinaria”. Cioè l’indispensabile.

Cosa significhi, in concreto, si può vedere a Milano: in teoria il simbolo dell’efficienza padana, in pratica una metropoli dove la polizia è in ginocchio. Basti pensare all’organico bloccato da 18 anni a 3.900 uomini, con una carenza di 50 sovrintendenti e ispettori, 30 funzionari, dieci dirigenti e oltre 500 agenti. Per non parlare delle 487 auto in dotazione alla questura, delle quali 250 ferme per riparazioni che avverranno quando avverranno. O ancora, dei 13 membri del pool antiterrorismo internazionale Digos, costretti a indagare fianco a fianco in un ufficio di 12 metri quadri. “La politica ci aveva promesso più personale, più mezzi, più soldi; ci aveva illuso che da bruchi saremmo diventati farfalle”, spiega un agente milanese: “Invece siamo sprofondati in un baratro dove manca tutto: dalle divise alla carta del fax. Fino ai giubbotti antiproiettile, in certi casi scaduti dal ’92”. Un incubo che si materializza alla caserma Garibaldi di piazza Sant’Ambrogio, dove si trovano gli uffici che gestiscono volanti, scorte e personale. “S’intrufoli al secondo o al terzo piano”, suggerisce qualcuno. Ed è una scena sconsolante, quella che appare. Una sequenza di vetri spaccati, bagni con porte mancanti, cumuli di mozziconi e spazzatura, televisori preistorici abbandonati nei corridoi, neon che non si accendono e materassi lerci appoggiati alle pareti. “Da qui parte il degrado”, annuisce un sindacalista: “dal nostro quartier generale…”.

Riccardo Bocca – L’Epresso

A un passo dal collasso

Il leader del sindacato più importante: si va avanti con i sacrifici personali. Colloquio con Felice Romano.

“La polizia è costretta a operare in condizioni allucinanti. Di più: emergenziali. Siamo a un passo dal collasso, e il tutto avviene nell’indifferenza generale…”. Parola di Felice Romano, segretario generale del Siulp: il Sindacato italiano unitario lavoratori di Polizia (circa 30 mila iscritti). “Ormai”, dice Romano, “il funzionamento della sicurezza è affidato ai sacrifici degli agenti, sia sul piano economico – anticipando spesso le spese delle missioni – sia su quello fisico, con turni massacranti”. Insomma, sostiene il leader del Siulp, “il settore della sicurezza è un cumulo di carenze: uno spettacolo triste che non onora il Paese”.

Eppure, rispetto all’Europa, l’Italia ha il più alto numero di agenti in rapporto agli abitanti: 571 ogni 100 mila.
“Vero. Ma è un dato che risulta sommando tutte le nostre Forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia penitenziaria e Forestale) oltre alle polizie locali. All’estero, invece, per queste statistiche si considerano solo le Forze che hanno competenza generale sul territorio (come da noi Polizia di Stato e Carabinieri). Dunque il discorso non regge…”.

Resta il fatto che, nell’Unione europea, siamo il Paese che investe di più in sicurezza (2,1 per cento del Pil) dopo la Gran Bretagna.
“Questo è importante: anzi, è proprio il nodo centrale. Dobbiamo abbattere le spese inutili, e l’unica strada per riuscirci è coordinare le Forze di polizia sotto un’unica direzione. Se non lo faremo, i problemi resteranno. E gli sprechi pure”.

A quali pensa, in particolare?

“Alle scorte. Alla loro diffusione spropositata, che mette in ginocchioi nostri organici. Ma anche alla demagogia delle ronde, incoraggiate dal governo Berlusconi mentre il 60 per cento dei poliziotti guadagna meno di 1.300 euro al mese”.
Uno stipendio “sotto la soglia di povertà”, conclude Felice Romano. Ma soprattutto, “sotto la soglia della dignità”.

L’Espresso