4 o(v)vi in paella

public%255Cgallery%255C278%255CNoemi%2520Letizia%252016.JPGDiario 129/II

Sul tema Noemi/Papi, c’è oggi un bell’articolo di Beppe Severgnini sul Corriere, articolo che merita l’onore del copia e incolla sul mio blog. Buona lettura.

Noemi, quattro cose ovvie

Un pesce rosso convinto d’essere un cardinale, gli economisti che ammettono di non averci capito niente, la politica fuori dalla nomine Rai, José Mourinho che lavora gratis. Sono molte le notizie surreali che avrebbero potuto colorare questa torrida primavera, ma è toccato a una ragazzina e ai suoi bizzarri rapporti col presidente del Consiglio.

Bizzari: ecco la parola. Potete essere di destra o di sinistra, atei e cattolici, giovani o meno giovani, ma sarete d’accordo: se uno sceneggiatore avesse scritto un film con quella trama, gli avrebbero detto “Ragazzo, hai bevuto?”. Invece è accaduto. Noemi, le feste, il papi, i genitori, le smentite, i fidanzati che compaiono e scompaiono. I marziani guardano giù dicendo: “E quelli strani saremmo noi?”.

Quattro punti ovvii, per ridurre i litigi e provare a ragionare. Il primo: la frequentazione tra un settantenne e una diciassettenne – al di là del ruolo di lui – è insolita. La famiglia Letizia non sembra stupita, decine di milioni d’italiani sì. Una spiegazione plausibile ancora non l’hanno avuta. Se tanti lavorano di fantasia, a Palazzo Chigi non possono stupirsi.

Ovvietà numero due. Alcune affermazioni del protagonista sono state smentite. “L’ho sempre vista coi genitori”: poi Noemi – ma cosa s’è fatta? era così carina! – salta fuori alla festa del Milan, sbuca al galà della moda, compare in Sardegna. Per cose del genere, nelle altre democrazie, i potenti saltano come tappi di spumante. Noi siamo più elastici – succubi, rassegnati, distratti, disinformati: scegliete voi l’aggettivo – ma un leader politico, perfino qui, dev’essere credibile.

Ovvietà numero tre. Le abitudini e le frequentazioni di Silvio B. riguardano solo Veronica L. (che peraltro s’è già espressa con vigore sul tema)? Be’, fino a un certo punto. Il Presidente del Consiglio guida una coalizione di governo che organizza il Family Day, mica il Toga Party o il concorso Miss Maglietta Bagnata. Michele Brambilla – vicedirettore del “Giornale”, bravo collega e uomo perbene – spiega che, per il mondo cattolico, contano le azioni politiche, non i comportamenti coerenti. Io dico: mah! (fonte Corriere.it)

Mah, dico anch’io.

 

PS Giusto per non abbassare la guardia…

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…e viva il Barça!!!

La cul-tura nell’Italia del XXI secolo

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In questi giorni mi è sorta una domanda tanto semplice quanto complicata (giuro che non ho bevuto). Prima devo fare una breve premessa. Come in molti si saranno accorti, con tutto quello che ci sarebbe da criticare e valutare sul comportamento e l’attività del Premier (dalla crisi economica sottovalutata al caso Mills), sembra che oggi l’interesse degli italiani si sia destato per il “caso Naomi”. Si è talmente destato, da mandare in crisi quella leadership di SB che sembrava infrangibile, dopo che gli sono state perdonate le peggio storie (dalle smargiasciate internazionali agli attacchi alla Costituzione), adesso il Presidentissimo sembra perdere consenso per una semplice storia da rotocalco. Là dove non è arrivata la dovuta etica pubblica, che dovrebbe interessare le coscienze di tutti, sembra essere arrivata la morale privata, che dovrebbe invece interessare solo a pochi curiosi. Un capovolgimento strutturale delle menti, lo chiamerei. E qui siamo alla domanda: perchè? Perchè, di un uomo che riveste un’importante carica pubblica, interessa di più la storia da gossip che non la condanna per corruzione di un suo coimputato? Cosa siamo diventati, noi italiani? E, soprattutto, cosa sono diventate le donne italiane, che vengono considerate solo se si parla di veline? E’ vero che tira più un pelo di gnocca che un carro di buoi, ma possibile che non ci sia nient’altro in questo Paese? E perchè le donne non si ribellano a questa pseudo cultura dominante del pelo, dell’apparente, del silicone? Una possibile risposta la dà questo bel documentario che consiglio a tutti di guardare. Se poi dopo, vi viene in mente qualche idea da darmi, magari mi illumino… o mi spengo definitivamente (metaforicamente parlando, è chiaro).

 

PS Giusto per non abbassare la guardia…

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Non siamo noi giustizialisti

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MILANO – Sono state depositate a Milano le 400 pagine delle motivazioni che hanno portato alla condanna dell’avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. Agì «da falso testimone» – si legge nelle motivazioni di condanna -«per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall’altro lato (Mills) ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico». Dopo la notizia, il presidente del Consiglio ha assicurato che riferirà in Parlamento. (fonte Corriere.it)

Ora, in un Paese normale, la prima cosa che farebbe il politico di turno dopo aver letto questa sentenza, sarebbe quella di rassegnare le proprie dimissioni per potersi difendere liberamente e, soprattutto, per non infangare la carica rivestita pro tempore che, lo ricordo per i più distratti, non è un qualcosa di personale da gestire privatamente, ma qualcosa che va ben al di sopra degli interessi del singolo casualmente chiamato a gestirla. In un Paese normale, qui invece, dove vige il Lodo Alfano, gli unici a doversi rassegnare sono i milioni di cittadini onesti che vedono la propria onestà ridotta a misera opzione: chi ce l’ha bene, altrimenti va bene lo stesso, anzi, va meglio. E poi ci si lamenta della delinquenza dilagante, con cotale esempio…?!? Ora si leveranno le solite voci dei paladini in difesa dell’imperatore e di certo risentiremo parlare di toghe rosse, del potere occulto dei comunisti, dei soviet ad abbeverare i cavalli a piazza San Pietro, delle cavallette, della peste, ecc. ecc… Inutile dire che saranno tutte argomentazioni che non avranno niente a che vedere con la sentenza. Nessuno che avrà la faccia di vergognarsi e basta. Anzi, ci accuseranno pure di essere noi dei giustizialisti, forcaioli, giacobini, bramini e calzini. Invece, parafrasando una celebre battuta di Giobbe Covatta*, la verità sarà molto più semplice: non siamo noi giustizialisti, sono loro delinquenti.

P.S. Per  quel poco che conta, ho messo qui la notizia – come non avrei mai fatto in un Paese normale, dove sarebbe stata detta e ripetuta da tutti gli organi di stampa e televisivi fino alla nausea -, perchè, scommetto, stasera non la diranno manco ai tg e domani sarà già sparita anche dal web. Alla faccia della democrazia e del potere di controllo (maddechè!?) dei fantastici media.

* La battuta originale era: non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono meridionali! (detta da un napoletano in veste di rappresentante della lega nord, geniale!)

La rincorsa

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STIAMO ARRIVANDO….

28^ giornata |    36^ giornata

1. Inter – 66              |   1. Inter – 81

2. juventus – 59         |   2. milan – 71

3. milan – 54              |   3. juventus – 68

4. Genoa – 48            |   4. FIORENTINA – 67

5. FIORENTINA – 46 |   5. Genoa – 62

…paura, eh!?

ANSA – ore 17:12 – TORINO – La Juventus comunica di aver esonerato dall’incarico l’allenatore Claudio Ranieri. Da oggi la guida tecnica della Prima Squadra è affidata a Ciro Ferrara.

Altro che paura, questo è terrore puro!!! Dov’è finita la signorilità, la nobiltà, l’imperturbabile superiorità della vecchia Signora??? A non avere più gli “aiutini” arbitrali, cioè, a scoprirsi essere una squadra come le altre, fa proprio un brutto effetto, a quanto pare. Esonerare l’allenatore a 2 (due!!!) sole giornate dalla fine, solo per non perdere il terzo (il 3°!!!) posto, è un comportamento che ci si aspetterebbe da uno Zamparini qualunque, non dai dirigenti più chic d’Italia… lo stile giuve, sì… facile fare i grandi e i superiori quando vincevate (=rubavate), vero? Siete ridicoli! Ah ah ah ah!!! Farvi tremare poco prima della fine, al punto di zamparinarvi, è per noi veramente gran vanto, non ci aspettavamo foste così codardi. Benvenuti sulla terra, gobbi!!!

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Libertà di sta’n pa’!

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La libertà di stare in pace (eccheccavolo!)

Dopo il fastidio creato dal quotidiano Repubblica, che si è permesso di porre al premier le dieci domande sul “caso Noemi/papi” – domande a cui il premier non capisce perchè dovrebbe rispondere (da quando in qua si risponde a delle domande?)-, Palazzo Chigi ha fatto sapere che, per evitare spiacevoli simili situazioni in futuro, sarà presto approvata qualche piccola e insignificante modifica all’articolo 21 della Costituzione. Secondo voci di corridoio, l’articolo sarà così riscritto:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, ma soprattutto con la tv.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, tranne nei casi in cui tratti del Presidente del Consiglio. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili, oppure se lo desideri il Presidente del Consiglio.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria o di Mediaset, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria e al Presidente del Consiglio. Se l’A.G. questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, chi se ne importa, il sequestro s’intende revocato comunque definitivo e privo di ogni effetto non se ne parli più.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica, tranne nei casi di eventuali, benchè rari, coinvolgimenti del Presidente del Consiglio.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume, soprattutto se riguardano il buon costume del Presidente del Consiglio. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni, anche con l’obbligo a lavorare gratis per Rete 4 e/o il Giornale.”

Fonte “la mosca nel palazzo”

Di(e)te la vostra

diete.jpgMi si chiede, e vi chiedo: pare che gli uomini acquistino fascino con l’età (vedi Sean Connery o Paolo Villaggio), per cui possono gozzovigliare tra tavoli e letti, senza temere il decadimento – che quando arriva, caso mai, è definitivo -, mentre per le donne, più l’età cresce, più devono stare attente a non perdere il loro, di fascino – semmai l’hanno avuto -, sottoponendosi alle più atroci torture a base di diete, cyclette all’ora di pranzo e sedute dal chirurgo (vedi Simona Ventura o Valeria Marini)? E’ vero o falso? Se è vero, perchè succede? Dove sta il trucco? E’ una compensazione della natura, per quegli anni in cui le donne sono belle solo per il fatto di esistere e gli uomini sono solo pieni di brufoli? Oppure è soltanto un’impressione e in realtà, con l’età, abbassandosi il livello di tolleranza (cioè, nel deserto che c’è, anche i brutti sembrano belli) ognuno se la racconta come meglio crede? Si accettano anche dimostrazioni chimiche (nota per la Iena).

Un Paese (a)normale

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Mi ero ripromesso di non parlare di questa penosa vicenda, ma dopo aver letto questo articolo non posso che pormi(vi) una domanda…

Lo specchio infranto di CURZIO MALTESE


Ma che effetto avrà fatto agli italiani vedere in mondovisione il presidente del Consiglio costretto a discolparsi di non andare con le minorenni? Dice proprio così, “Non è vero che frequento le minorenni”. Come sostiene non un passante, un avversario politico senza scrupoli, un giornalaccio scandalistico, un sito di gossip, ma la madre dei suoi figli. Eccolo, il premier più popolare del mondo, secondo i suoi stessi sondaggi amato dal 75 per cento degli italiani, ma compatito, con punte di disgusto, dalla donna che gli sta accanto da trent’anni. Perché, sostiene Veronica, “è una persona che non sta bene”.

Eccolo, il re nudo, con i suoi settantadue anni e i capelli nuovi, il cameraman di fiducia, nel salotto amico, mentre spiega che figurarsi se lui frequenta le ragazzine, come sostiene Veronica. Figurarsi se voleva candidare le veline all’europarlamento. Figurarsi se Veronica, che gli sta accanto da trent’anni, conosce la verità. Figurarsi, d’altra parte, se lui candida qualcuno per altri meriti che l’impegno negli studi, la competenza, l’idealismo, come del resto “nel caso di Gelmini, Carfagna, Brambilla…”. Ma si capisce, certo.

Nella sempre spettacolare parabola di Silvio Berlusconi questo rimarrà il vertice. Ma stavolta non è stato lui a scegliersi la scena e neppure la parte. Lo ha costretto la moglie. L’unica persona vicina a infrangere lo specchio e a rompere il muro dell’omertà, retto per tanti anni da centinaia di schiene di cortigiani politici, giornalisti, avvocati, amici, disposti a chiudere un occhio, due, tre in tutti questi anni sullo scempio di legalità e moralità. E lui ha dovuto andare in televisione, in mondovisione, a raccontare che sua moglie è male informata sul marito, vittima di un complotto della sinistra, dei giornali di sinistra, di Repubblica. “Non a caso Repubblica”. Vero. Da chi doveva andare Veronica, in un paese classificato nella libertà di stampa dietro al Benin, dove il marito controlla gran parte dell’informazione? Non c’era molta scelta. Neppure Berlusconi ha fatto una scelta originale, andando da Vespa per riparare i danni dell’attacco dei vescovi. Dove, sennò? La claque lo sostiene, lo applaude a ogni passaggio della difficile arrampicata di sesto grado sugli specchi, sullo specchio del volto gigantesco di Veronica alle sue spalle. Sembra una scena di un film di Fellini, la Donna stupenda e immensa, e l’omino laggiù, una formica, che si dibatte in alibi puerili, strepita innocenza, sputa minacce. Gli spettatori italiani, dopo tanti anni di teleserva, non faranno più caso all’atteggiamento di Bruno Vespa, accondiscende fin dal titolo. Il più surreale mai escogitato da Vespa: “Adesso parlo io”. Adesso parla Berlusconi? Perché, gli altri giorni degli ultimi quindici anni? Tuttavia, tanto per dare un’idea vaga di giornalismo, bisognerebbe ricordare il genere delle questioni poste a Bill Clinton dal suo intervistatore per il caso di Monica Lewinski (peraltro abbondantemente maggiorenne). Queste: quando, dove e come vi siete conosciuti? Quante volte vi siete visti in seguito? I genitori erano al corrente del vostro rapporto e in quali termini? E’ venuta a trovarla a Washington (a Roma)? E’ andato a trovarla a casa di lei? Dove dormivate? Avete avuto rapporti sessuali? Di che tipo? Quante volte? Quante volte completi? E Bill Clinton ha risposto a tutte le domande, senza citare neppure alla lontana una teoria del complotto. Alla fine è andato a scusarsi da sua moglie, nel salotto di casa, non nel salotto televisivo del ciambellano. Ha chiesto perdono a sua moglie, che aveva offeso. Si è ripresentato all’opinione pubblica quando lo ha ottenuto, dopo aver ammesso nel dettaglio più intimo e vergognoso le proprie colpe. Così accade in un paese democratico e civile.

Forse a Silvio Berlusconi sarà bastato passare una sera dall’amico Vespa, nel calore della claque, per ricominciare da domani come nulla fosse. Magari bisognerà pure rassegnarsi, con realismo, a capire che in questa storia l’unica che non potrà più liberamente andare in giro per le strade di questo paese è la vittima, Veronica Lario. Già inseguita dalla muta dei cani che hanno appena cominciato a delegittimarla in tutti i modi.

…quando mai, questo, diventerà un Paese normale?