Ovvietà

9224ed9f8470f7dd6e1fa70f16742cc5.jpg Ci sono volte che una giornata sembra troppo corta. Altre troppo breve. A volte è lo spazio a sembrare troppo stretto, oppure troppo vasto. Ci sono momenti in cui è la misura stessa a non essere idonea per misurare. Il tempo, lo spazio…. Giorni e metri non sono altro che insiemi di frazioni più piccole, tutte degne di valore. La sensazione d’inadeguatezza non è data dall’unità di misura, ma da colui che misura. Per un elefante un giardino non può che essere una gabbia, per un insetto il più bello dei mondi. Per il sole un secondo non è niente, per un fulmine tutta la sua esistenza. Ovvietà. L’essere umano percepisce il tempo e lo spazio in base al proprio umore. Per un maratoneta 11 secondi sono niente, per un centometrista sono troppi. Gli ultimi cento metri del postino sono routine, per il soldato che torna dalla guerra sono la vita. Eppure sono sempre gli stessi 11 secondi, gli identici 100 metri. O no? In realtà per 10 postini ci saranno 10 diversi ultimi 100 metri, e così 10 per 10 differenti soldati. Ognuno li calpesterà in maniera diversa, come non li ha mai calpestati né calpesterà mai più. Relativismo. Ovvietà. Come sentirsi soli in una città. Nessuno lo è realmente, ma in quanti provano quella solitudine. Sensazioni, impressioni, percezioni. Schiavi di qualcosa che non si può neanche toccare. Ovvietà.