Paolo è libero!

Hanno liberato il mio amico Paolo e questa notizia, da sola, basta a riempire più di un post. Perchè la libertà è una cosa talmente grande che non ci sono parole per poterla descrivere. Forse solo chi ne è stato privato, anche se per poco, potrebbe dirne a noi, fortunati, cosa significa. La libertà. Qui ne raccogliamo unicamente lo spirito. Un fugace soffio sulla nostra indolenza. Hanno liberato Paolo, viva Paolo!

Azzardi

Azzardi A volte
per affermare
il proprio essere
si elaborano
pensieri incomunicabili
si stringono
relazioni pericolose
si compiono
azioni riprovevoli

E’ in quei momenti
che si realizzano
i peggiori errori
e le migliori opere
della propria esistenza

L’amore al tempo delle macchine

Viaggi Prendiamo una bella macchina sportiva di grossa cilindrata. Mettiamoci dentro un giovane da poco patentato e accanto a lui una ragazza senza patente. Mettiamo la macchina su di una strada di montagna, stretta, male asfaltata e piena di curve; condizioni climatiche pessime con vento e pioggia battente. Il viaggio che faranno i due non sarà certo dei più piacevoli e se il ragazzo non avrà la testa per riconoscere i propri limiti potrebbe addirittura rivelarsi tragico. Alla seconda, se non alla prima, sbandata pericolosa la ragazza potrebbe chiedere di essere riportata a casa o, al primo centro abitato incontrato, imporsi per essere lasciata lì dove farsi andare a prendere, magari dall’ex fidanzato.
Prendiamo adesso una piccola utilitaria. Alla guida un esperto pilota di rally, accanto una vamp in cerca di emozioni. Mettiamo la macchinina su di una scorrevole autostrada a quattro corsie, tempo splendido e traffico pressoché nullo. Il viaggio di questi due potrebbe durare meno dei ragazzini in spider. Troppa la noia, lo stress da lentezza e mancanza di adrenalina. Al primo autogrill la bellona potrebbe chiedere un passaggio al primo personaggio anonimo in Mercedes fermatosi a fare benzina mentre il pilota, già nervoso per conto suo, se ne uscirebbe al casello per abbandonare l’auto e tornare a casa il più in fretta possibile, possibilmente su altre quattro ruote degne del suo pedigree.
Bene, tra queste due estremità immaginiamo tutte le variazioni possibili sullo stato dei personaggi, compreso il sesso della persona alla guida, sul tipo di mezzo, sulla strada e sulla situazione ambientale… auto veloce su strada veloce ma autista inesperto e passeggera paurosa. Auto lenta su strada statale molto trafficata, tempo da lupi, autista nella media ma passeggero rompicoglioni. Autista esperto con auto da rottamare a serio rischio guasto, su strada sterrata e accanto passeggera fuori di testa. E così via, senza limiti alla fantasia.
Visualizzate le possibili varianti, passiamo alla destinazione. In tutti questi viaggi c’è ovviamente una destinazione ma ai fini della valutazione del viaggio diventa quasi ininfluente. Spesso ciò che conta, alla fine, è il viaggio per arrivare in un posto, non il posto in se stesso. Se infatti non riusciamo a reggere ciò che sta tra la partenza e l’arrivo, se per esempio vomitiamo per ore su una strada di montagna, difficilmente per stare meglio ci accontenteremo di vedere il bel panorama promesso prima di partire. Per riprenderci dalla nausea vorremo molto di più e, forse, quel di più manco basterà. La vittoria è un attimo, è la strada che si è fatto per raggiungerla che si vive con molta più intensità.
Ora, se il viaggio può essere la migliore metafora della vita, possiamo allora immaginarlo anche a tappe. E se una di queste tappe, lunga a piacere, la facciamo insieme a qualcuno, a quel qualcuno che consideriamo la nostra o il nostro compagno, ecco che, metafora per metafora, abbiamo i nostri bei trasbordi automontati come immagine reale di tante, se non di tutte, le storie di coppia dell’umanità. Non ho scritto “storie d’amore” perché l’amore è uno dei componenti per la riuscita del viaggio ma non l’unico.
Partenza: non è un luogo ma il momento della vita dove ci si trova non appena si è concluso il tratto precedente con i suoi pendii e discese, temporali e nevicate, da soli o in compagnia.
Autista e passeggero: si può essere l’uno o l’altro. Nei casi migliori penso che la guida dovrebbe essere alternata, a volte per condividere il piacere di farlo, altre per sopportarne il peso e la fatica. Una coppia, in cui uno dei due, magari per arroganza, decide da solo velocità e tragitto oppure, per indolenza, si siede sempre sul sedile di destra, è destinata a fare poca strada.
Auto: è la storia in sé. All’inizio può essere piccola come una 500 e quindi è bene usarla per brevi tragitti, su buone strade e senza avere fretta. Inutile chiederle di portarci in capo al mondo in poco tempo, non lo può fare e basta. Durante il viaggio la macchina può, anzi, dovrebbe però trasformarsi in qualcosa di più. Si potrà così allungare il passo e raggiungere luoghi più distanti, possibilmente in sicurezza. E l’esperienza fatta sulla strada ci permetterà una migliore guida. Se invece per caso ci troviamo subito a bordo di una Ferrari (perché lei/lui sono troppo belli, e la notte scorsa è stata troppo magica, e intelligente come lei/lui non ho mai incontrato nessuno, ecc. ecc.) senza però avere le competenze per guidarla oppure senza aver visto se la strada davanti è buona oppure no e la meta è in un luogo fuori mano, rischiamo gravemente l’incidente. Se ci capita una Ferrari e non ci chiamiamo Schumi come un cane, meglio fare un giro e via…. Tra l’altro la Ferrari beve come un toro, e qui passiamo all’elemento successivo.
Carburante: sono i sentimenti. Potrebbe trattarsi di benzina super (tanta passione da bruciare subito) oppure di gasolio (duro da riscaldare ma più potente), l’importante è che ce ne sia sempre in abbondanza altrimenti la macchina rischierà di non partire nemmeno. Chiaramente dev’essere quello giusto, mettere della benzina verde in un diesel non è proprio il caso. Il padre di tutti i carburanti è ovviamente l’amore, nelle sue mille sfaccettature. Fonte quasi inesauribile e al tempo stesso potentissima, come l’energia atomica. E come l’atomica va gestita con molta cura. Ci si alimentano motori stellari ma si possono innescare anche esplosioni devastanti.
Strada e meteorologia: sono chiaramente le condizioni esterne. Sulla via qualche potere si ha, tipo quale strada prendere. Una volta presa però non possiamo cambiarla senza una pericolosa e perdente inversione a U oppure con un bivio che, spesso, non si riesce a vedere (magari per la nebbia) o non si vuol vedere (per la troppa foga a voler andare per forza dritti). Sulla strada si possono trovare punti di ristoro dove riposarsi ovvero lande assolate senza anima viva dove sarà impossibile fermarsi. Niente potrà essere invece fatto contro gli elementi della natura se non preoccuparsene per tempo equipaggiando la macchina a dovere dato che, prima o poi, uno o più temporali, una o più tempeste di neve, si incroceranno di sicuro.
Mappe: non sono altro che i consigli di chi ci è passato prima. Magari a volte servono, altre volte no. Comunque, averne una credibile a portata di mano non è male, un amico è sempre un amico.
Accessori: è tutto ciò che può servire a rendere il viaggio più piacevole possibile. E qui ci possiamo sbizzarrire tra aria condizionata, musica, sedili riscaldati, ecc. L’importante è non confondere gli optional con il mezzo che li ospita: una 500 con l’aria condizionata resta comunque una 500.
Arrivo: dovrebbe sempre essere il traguardo della tappa che ci si era prefissati, partenza per la successiva (conoscenza, frequentazione, approfondimento, convivenza, matrimonio, divorzio e così via…). Più spesso però è solo l’interruzione improvvisa del viaggio, di quel tratto di viaggio. Una fine apparsa dal nulla senza possibilità di negazione, causata da una foratura inaspettata in un luogo (momento) particolarmente delicato e difficile. Per l’esaurimento del carburante senza che ci si accorgesse prima del serbatoio quasi a secco. Infine per la perdita del compagno di viaggio a causa dell’incompatibilità, dell’eccesso o del difetto di partecipazione, della mancanza di attenzione, dello stile di guida troppo o troppo poco spericolato… Oppure per mille altri motivi.
In conclusione credo che per fare un buon viaggio ci vogliano calma; consapevolezza dei propri limiti, del mezzo e dei suoi limiti, della strada e dei suoi pericoli; attenzione alle condizioni atmosferiche e al serbatoio; cura della meccanica; pazienza per imparare a conoscere chi ci siede accanto e in qualsiasi momento potrebbe guidarci fuori dai guai in un posto bellissimo. O anche no.