Pausa

20130607_204954Ti sei mai fermato
su un prato per sentire l’erba sotto la testa e il cielo sopra?

Ti sei mai fermato
ad ascoltare il vento mentre scuote le fronde tra le proteste dei passeri,
nella pioggia per apprezzare ogni singola goccia?

Ti sei mai fermato
a riempirti di una musica che non conoscevi,
ad accarezzare un animale senza pretendere nulla,
a guardare un treno passare lento?

Ti sei mai fermato
davanti a un tramonto ringraziando il sole?

Ti sei mai fermato
con la neve a scricchiolare sotto gli scarponi e la montagna a ricordarti come sei,
di fronte al mare chiedendoti chi sei,
sotto un manto di stelle a chiedere perché ci sei?

Ti sei mai fermato
a riconoscere i battiti del tuo cuore?

Ti sei mai fermato?

Un film per caso

L’ultimo caso dell’ispettore Malpensati.

Knife 7

«Ispettore, accomodati».
Il dirigente del nostro Commissariato, il Vice Questore Aggiunto Michele Salviatino, era un napoletano falsamente stanco, di quelli che sembrano sempre sull’orlo di cadere addormentati mentre, in realtà, possiedono un’intelligenza acuta e tagliente.
Letale se sottovalutata.
Noi lo chiamavamo Capo e ci faceva accomodare a sedere nel suo studio solo in due occasioni: uno, quando, lui, aveva tempo da perdere e voleva parlare di calcio, del Napoli; due, quando di tempo da perdere non ne aveva affatto, ma la rogna che stava per essere servita necessitava di un’adeguata preparazione.
Per questo, essendo il campionato di calcio fermo da quasi due mesi, mi sedetti leggermente preoccupato.
«Il Napoli ha comprato Messi?» sviai.
«Niente di tutto ciò, purtroppo. Immagino tu sappia della ragazza morta ieri sera, giù, nel lungo fiume».
«Quella dell’infarto?»
«Lei. Si chiamava Dora Riccio».
«Morte assurda, era così giovane».
«Infatti».
Okay, qual è l’inghippo?
«Qualcosa non torna?»
«Sì e no. La ragazza è, o meglio, era la figlia di un importante avvocato della capitale. Non ti sto a dire adesso come ci siamo conosciuti, ciò che conta è che il padre non si dà pace, pensa sia accaduto qualcosa. Non sa cosa, ma il minimo che io possa fare è accertare che Dora sia deceduta davvero per cause naturali».
Per quanto possa essere naturale un infarto a vent’anni.
«Capisco, ma, a parte l’età della vittima, ha una ragione concreta per sospettare qualcosa di storto?»
«Più che altro credo che non riesca ad accettare il fatto in sé, qualcosa però c’è. La ragazza era qui ufficialmente per studiare, in realtà…»
Eccoci.
«…suo padre aveva da poco scoperto che non aveva dato neanche un esame».
E quindi?
«È strano?»
«Un po’, era iscritta al terzo anno».
Ah be’, allora.
«Una predestinata al fuori corso, come ce ne sono tante».
«Vero, però solo lei è morta per un presunto infarto. Nuda».
Nuda?
«Stupro?»
«Dai primi accertamenti pare di no. La persona che ha chiamato il 118, però, non ha atteso l’ambulanza. Sappiamo solo che era un uomo».
Insolito, ma non impossibile.
«Strano, sì».
«Sì, vediamo di scoprire chi è, parliamoci».
«Va bene. L’autopsia?»
«Domani».
«Il PM chi è?»
«Zotti, ci ho parlato mezz’ora fa».
E…?
«…per lui misteri non ce ne sono, però ci lascia carta bianca, se scopriamo qualcosa ci ascolterà».
Gentile.
«Da dove partiamo?»
«Dall’inizio, ovvio».
Ovvio.

(Continua a leggere su Knife)

Il barbone

 Il serbatoio della Mercedes esplose con un boato sordo. L’auto sobbalzò come se fosse stata strattonata dall’alto con una fune invisibile, quindi, avvolta dalle fiamme, si adagiò sui cerchi dei quattro pneumatici ormai distrutti. Dopo qualche secondo, la sagoma al posto di guida si accasciò sul volante.

Ritto, a distanza di sicurezza dalla carcassa, l’unico osservatore della scena attese che il rogo consumasse i resti dello sfortunato autista, quindi si voltò a guardare il corpo nudo di un uomo disteso ai suoi piedi. Con qualche sforzo lo trascinò per le braccia fino alla riva del fiume che, in piena, scorreva a pochi metri di distanza dallo spiazzo. Con una pedata fece rotolare il cadavere sull’argine, un attimo dopo l’acqua marrone l’aveva già ingoiato. La stessa fine fecero i vestiti e la videocamera che affondarono subito dopo infagottati in un cappotto.

Mentre dal cielo pesanti fiocchi di neve iniziavano a coprire la campagna circostante, l’uomo estrasse un cellulare dalla tasca e compose il 113. [...]

(Il proseguo lo potete leggere su Pistoia in giallo)

Guardie e ladri, quadri: Concerto per balletto

E dopo l’estate venne l’autunno, e pure l’inverno, e Natale, Capodanno ed Epifania, e poi il settimo quadro di Nora…

Concerto per balletto

concerto per balletto (low)2L’ispettore Ferruccio Malpensanti scese dall’auto di servizio pieno di dubbi, Dove ho lasciato l’ultima sigaretta? La morte di un anziano, sebbene improvvisa e inaspettata per i parenti, raramente presentava elementi interessanti per gli uomini della Sezione omicidi. Se poi il decesso avveniva senza segni di violenza sulla vittima, né sulla sua casa e questa si trovava al terzo piano di un nobile palazzo ottocentesco privo di tabaccaio nelle vicinanze, d’interesse non ne aveva affatto. [...]

Chi è morto? Perché? Dove ha lasciato le sigarette Malpensanti?

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Buona lettura.

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Guardie e ladri, quadri: Ciuga e Gange

Dopo le meritate (credo) vacanze, riprendo a pubblicare le bellissime trasposizioni grafiche dei miei racconti, realizzate da Nora Buxareu. Il sesto quadro è…

Giuga e Gange

Ciuga e Gange

Il Ciuga sembrava non aver capito la domanda perché guardò la vincita senza aprire bocca. Poi reagì, improvviso:«A me mi sembra un incubo… mica ti vo’ mette’ a lavorare,vero?»
«Icché ti sembro rimbischerito?» replicò l’altro raccogliendo i gettoni.
«E allora icché tu vo’ fare?»
«Ancora unn’ho deciso.» Il Gange accese un’altra sigaretta e reinserì tutte le monete nella macchina. «C’ho du’ òscions…»
«Du’ che?»
«Òscions, opzioni, du’ possibilità.»
«E cioè?»
«O finanziere o politico», concluse il Gange con enfasi, espirando il fumo.
Il Ciuga rimase a bocca aperta.
Nella sala principale qualcuno gridò: «Oreste, gira!»
[...]

Chi sono questi due? Da dove vengono? Dove vanno? E perché ci vanno? E Oreste? Icché de’e girare?!?

Come sempre, per scoprirlo basta acquistare il libro sul web direttamente dalle Edizioni La Gru (senza spese di spedizione).

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Una recensione coi fiocchi

stilo_2563.jpg“Ok, lo ammetto, sono di parte. Conosco l’autore, e avevo avuto modo di apprezzare la sua creatività e forza di immaginazione, anche se in campi diversi dalla scrittura. In più, ha un’esperienza nel settore della giustizia, di cui non è possibile non accorgersi leggendo la raccolta.
Infatti è proprio la giustizia il filo conduttore di questi racconti diversissimi per trame, caratterizzazione dei personaggi, ambientazioni, colori, emozioni, registri. La giustizia declinata in tutte le sue possibili angolazioni, in tutti i suoi significati storici, politici e morali, da quello più elevato a quello più spicciolo e farsesco. Chi ama davvero il diritto del resto sa che esso ha mille sfaccettature, pur tendendo verso lo stesso, unico fine da millenni: la ricerca della verità.
Quindi in questi racconti c’è la tenacia di chi cerca quotidianamente di far luce sulle storie più improbabili e apparentemente intricate (Stalkers), e c’è il sogno ingenuo dei simpatici delinquentelli Ciuga e Gange, che affascinati dai fatti di cronaca costruiscono castelli in aria su un futuro criminale ad alto livello: se c’è stata la P2, la P3, la P4, perchè non può esserci anche la pi cinque? Ci sono poi i racconti più spiccatamente” gialli”, quelli, per intendersi, in cui l’obiettivo del lettore è individuare il colpevole: nel caso del “Concerto per balletto” (racconto originalissimo) a questa ricerca si accompagna una piacevolissima cadenza musicale, e nel caso de “Il rovescio è servito”, invece, ci sono degli intermezzi “mangerecci” ironici e fantasiosi.
C’è anche lo zelo dello sgangherato Ispettore Vegliardi, protagonista di due racconti surreali in cui è davvero difficile riuscire a capire quale sia il punto di vista da cui guardare le assurde vicende. Forse, come al solito, la cosa migliore è immergersi e provare a guardare le cose dal punto di vista dell’improbabile Vegliardi, anche se sembra di guardare un film 3d senza occhialini.
Ma la giustizia non è sempre divertente, e il clima non è sempre quello surreale di Vegliardi o quello, tutto sommato familiare, dei piccoli paesi di montagna. Del resto, proprio in questi piccoli paesi si sono consumate stragi sanguinose e troppo spesso dimenticate, come quella di Vallucciole che mi tocca da vicino, perché conosco i luoghi, come tutti i toscani, e perché i temi della Resistenza mi sono cari. Per forza di cose, quindi, “Camerati” è il mio racconto preferito. Ho immaginato Altero (e quale nome migliore per un ex fascista?) mentre sale la scalinata di San Miniato, con il viso rivolto a un sole primaverile ancora acerbo ma ricco di promesse e speranze, e una rinnovata voglia di vivere nelle gambe, nelle mani. Salire la scalinata è come salire il patibolo, e lui lo sa, ma il senso di libertà che lo anima è più alto di qualsiasi altra cosa abbia mai provato, e per la prima volta in decenni sente qualcosa dentro di sé sciogliersi, renderlo leggero come l’aria che respira, dissipare anni di polverose e inquiete riflessioni, di tormenti e garbugli. Ed ho immaginato le pur non raccontate lacrime del vecchio partigiano che leggerà la lettera. Anche lui si sentirà meno solo, e una volta tanto, la Giustizia della storia sarà fatta.
La raccolta dà poi spazio a tante altre voci spesso inascoltate: ci sono quelle di chi combatte contro una gerarchia sociale difficile da sovvertire nelle aule di tribunale. Penso all’amaro “L’appello”: quale destino ha un popolo che non crede alle istituzioni?. Ma ci sono anche nemici ancora più pericolosi perché invisibili, intoccabili, impunibili e impuniti, punte di iceberg contro cui la nostra frustrazione si scontra così spesso da farci, quasi tutti, cadere nella disillusione, nella rassegnazione (“Progetto Galileo” e soprattutto “Ordine pubblico”). La resistenza a questa apatia è un dovere che pochi si sentono di assolvere, e a cui tanti rinunciano prima ancora di aver cominciato..
Ultima cosa prima di chiudere. In tutti i racconti sembra di immergersi nella realtà narrata, le “scene” sono nitide e precise, pur senza essere descritte nei dettagli, a volte sembra di sfiorare certe immagini, come (uno su tutti) il vestito di seta verde scuro di Azadeh mentre si prepara prima di uscire, il fruscio che fa in una casa in cui lei, e lo si comprende bene ma non si sa come, è estranea. Ma nell’ultimo racconto, che secondo me è pazzesco, si va oltre, perché ciò che si immagina è un tumulto interiore, sensazioni di infinita angoscia che si riflettono all’esterno, nell’autostrada deserta e buia, nell’autogrill abbandonato, nei cartelli stradali che indicano destinazioni irreali. Mi ha fatto venire in mente la scena in macchina di “Lost Highway” di David Lynch, una discesa allucinatoria nell’inferno da cui non si riesce a staccare gli occhi fino alla fine. E, visto che è uno dei miei film preferiti, ho decisamente detto tutto.”

Cosa mai potrei aggiungere?

Grazie, Betta.

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